Debito pubblico: la corsa per evitare aumento Iva e accise

1 Marzo 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Arriva sul tavolo del governo il dossier debito pubblico con un obiettivo arduo da raggiungere, ossia ridurre il rapporto tra debito e Pil italiano. Da qui la necessità di trovare le risorse senza pregiudicare l’adozione di nuove manovre per la crescita, senza che il 2017 aspetti l’Italia al varco con un aumento dell’Iva e delle accise.

“La clausola – o meglio le clausole – che Roma si aspetta di ottenere da Bruxelles sono invece quelle di «flessibilità». Ce ne sono di tre tipi: per chi fa le riforme, per gli investimenti e le cosiddette «circostanze eccezionali». Il governo quest’anno ne ha ottenute complessivamente per quasi un punto di Pil, lo 0,9 per cento fra riforme e investimenti. La valutazione della terza clausola – quella dedicata alle spese per i migranti – è ancora subjudice, e vale altri due decimali di deficit, poco più di tre miliardi”

Il premier Renzi venerdì scorso ha incontrato il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker e la trattativa sulla richiesta di flessibilità da parte dell’Italia all’Ue è continuata, mettendo sotto i riflettori l’impegno italiano a ridurre la spesa pubblica. Entro la fine dell’anno infatti occorre dare copertura a 15 miliardi euro, pena l’aumento Iva e accise disposto dal 1° gennaio 2017. Ma non bisogna dimenticare anche la questione migranti. Come riporta La Stampa:

“Palazzo Chigi spinge per far diventare la clausola strutturale. Ciascun Paese deve poter scorporare dal calcolo del deficit – quest’anno e per sempre – tutto ciò che si spende per aiutare chi ogni giorno tenta di superare i confini del continente. «La proposta spetta alla Commissione», precisa una fonte di governo.

Il fulcro del problema allora è trovare un accordo sul debito. Il premier aveva promesso un taglio del rapporto debito/Pil dal 132,8% del 2015 al 131,4% grazie anche alle privatizzazioni,  che valgono 8 miliardi di cui 4 provenienti dal 40% di Ferrovie dello Stato, ma ora quel dossier slitta di un anno, al 2017 e la situazione attuale è molto diversa con la crescita appena sopra l’1% e l’inflazione ormai sotto zero, direttive che fanno pensare ad un peggioramento inevitabile del rapporto debito/PIL.

A ciò si aggiungono tempi molto stretti. Entro il 15 aprile deve essere presentato il DEF, il Documento di economia e finanza che delineerà la manovra di bilancio del 2017 che dovrà essere sottoposta al vaglio di Bruxelles a maggio. Le ipotesi sul tavolo del governo per ridurre il debito prevedeno di mettere mano ai “gioielli di famiglia” – Eni, Enav, Rai – come riporta il Corriere della Sera.

“In portafoglio, però, il Tesoro non ha molto, a meno di non toccare i gioielli di famiglia, come il 4% dell’Eni, che a suo tempo venne valutato circa 3 miliardi di euro. In fase avanzata c’è la quotazione del 49% dell’Enav, l’ente di assistenza al volo, che potrebbe valere 7-800 milioni di euro. Ma anche in questo caso, come per Fs, le condizioni del mercato non depongono per un’operazione a breve. Più facile il trasferimento della quota detenuta dal Tesoro nella Stm, joint venture con i francesi, alla Cassa Depositi e Prestiti, o al suo Fondo Strategico Italiano, ma non si parla di incassi rilevanti. Poi ci sono la Rai, ma quello è un discorso politico, e il patrimonio immobiliare, che resta comunque difficile da smaltire”.

Altra ipotesi sul tavolo è quella di mettere sul mercato parte delle quote in capo alla Cassa Depositi e Prestiti, come il 25% di Eni, il 30% di Terna e Snam, il 72% di Fincantieri e poi Cdp reti, Fondo strategico, Sace.  Entro il mese di marzo appena iniziato dovrà essere decisa la soluzione del problema e poi messa nero su bianco in aprile, nel Def.