Da Ue multa storica a cartello aziende di camion

30 Maggio 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – L’Unione Europea si prepara a imporre la multa più grande mai comminata a un cartello di imprese nella regione. Le sei maggiori aziende fabbricanti di camion, che hanno il pieno controllo del mercato europeo, sono accusate di aver fissato i prezzi a loro vantaggio e di aver rimandato di proposito l’arrivo delle nuove tecnologie sulle emissioni.

La commissaria alla vigilanza Ue, Margrethe Vestager, ha emesso l’ordinanza contro Iveco, del gruppo CNH Industrial presieduto da Sergio Marchionne, DAF, Daimler, Scania, MAN e Volvo/Renault già nel 2014. Quattro di questi gruppi hanno messo da parte accantonamenti per 2,6 miliardi di dollari in totale per poter poi versare la somma richiesta dalle autorità.

Finora solo una delle aziende coinvolte si è rifiutata di cooperare, Scania, società controllata da Volkswagen. La multa dovrebbe arrivare quest’anno forse anche tra qualche settimana a meno che la Commissione Europea non decida altrimenti, secondo quanto riferito dalle fonti informate sulle penalizzazioni citate dal Financial Times.

La multa sarà molto più pesante dei record precedenti. I gruppi del cartello dei produttori di schermi e monitor per computer e televisioni hanno dovuto versare 1,4 miliardi di euro nel 2012. Anche la multa che hanno dovuto sborsare le otto banche del cartello dei contratti derivati sui tassi di interesse in euro (Euribor) e in yen (JPY Libor e Tibor) è stata decisamente inferiore (1,71 miliardi di euro).

Vestager ha paragonato la punizione contro i gruppi di veicoli commerciali pesanti alla lotta antitrust lanciata contro il motore di ricerca americano GoogleC e Gazprom, il monopolista del gas russo. Le aziende di camion sono accusate per il comportamento sleale nei confronti della concorrenza tenuto tra il 1997 e il 2011, secondo i documenti originali consultati dal quotidiano finanziario inglese.

I produttori di veicoli commerciali si presume che si servissero di diverse strategie per manipolare i prezzi a loro vantaggio. Alla luce anche dello scandalo Volkswagen , fa scandalo che le aziende siano accusate di essersi messe d’accordo persino sulla tempistica del rialzo dei prezzi per l’introduzione delle nuove tecnologie sulle emissioni inquinanti.

In un continente europeo pieno di autotrasportatori – sono 600mila secondo le stime e per gran parte piccole imprese – una manipolazione dei prezzi come quella contestata può avere un impatto anche sul valore di prodotti come il cibo e l’arredamento.

Per prepararsi alle sanzioni DAF ha messo da parte 954 milioni di dollari, Iveco $500 milioni, Daimler $600milioni, Volvo SKr $444milioni. Essendo la società che ha fatto le rivelazioni per prima, rendendo possibile l’inchiesta Ue, MAN, di proprietà del gruppo Volkswagen, non andrà incontro a una multa. Gli ispettori della Commissione europea hanno fatto un blitz negli uffici di Man a gennaio di cinque anni fa.

Le somme accantonate non significano nulla per il momento. Le autorità europee potrebbero infatti comminare una multa molto più alta, fino anche a 10,7 miliardi di euro (al massimo possono raggiungere un livello pari al 10% del turnover del capitale investito dai brand coinvolti, ovvero quanto fatturato sono riusciti a generare rispetto al capitale investito).

Le multe saranno “estremamente elevate”, secondo quanto riferito da una delle fonti, e due delle case di produzione di camion hanno chiesto clemenza alla commissione, perché una multa sulla forchetta più alta delle previsioni rischierebbe di creare problemi finanziari molto seri.

Fonte: Financial Times