Crollo petrolio spinge il Canada verso la recessione

22 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

TORONTO (WSI) – Un altro choc per i mercati dopo il terremoto della banca nazionale svizzera.

È ancora una volta un paese dotato di valuta considerata bene rifugio a spiazzare gli investitori. La banca centrale del Canada ha abbassato i tassi di interesse di un quarto di punto e rivisto al ribasso le stime sulla crescita nel 2015.

Complice il crollo dei prezzi del greggio, che sta avendo un impatto negativo sulle attività aziendali e governative e che al contempo sta abbassando l’inflazione, il Pil è visto aumentare del 2,1% e non più del 2,4%.

“Il calo dei prezzi del petrolio è senza dubbio negativo per l’economia canadese”, ha avvertito il governatore Stephen Poloz. “Le entrate provenienti dal greggio si ridurranno e gli investimenti e l’occupazione nel settore energetico ne hanno già subito le conseguenze”.

L’effetto immediato sul valutario e sul mercato dei titoli di Stato è stato il calo del dollaro canadese (il “loonie”) ai minimi di sei anni e l’inversione della curva dei rendimenti.

È un cambiamento di strategia monetaria ‘importante’, dice alla CNBC l’economista di TD Bank Derek Burleton. Nessun analista se lo aspettava. La banca centrale è molto preoccupata per il calo del petrolio e per l’incertezza che suscita nei prossimi trimestri. Burleton non pensa che i banchieri centrali siano nel panico, “ma penso che siano molto preoccupati per l’impatto che il deprezzamento del greggio avrà sull’economia”.

I prezzi dell’oro nero sono più che dimezzati nell’arco di sei mesi, essendo calati sotto i 50 dollari al barile dai 105 dollari Usa del giugno dell’anno scorso.

“È una mossa preventiva”, dice Thomas Costerg, economista di Standard Chartered Bank. “Se i prezzi del greggio rimangono sotto pressione, potrebbero tagliare ancora. La decisione è completamente inattesa e sta avendo un’influenza negativa sul loonie”.

La divisa canadese scambia sui minimi di sei anni dopo che la Bank of Canada ha abbassato i tassi guida allo 0,75% dall’1%, dove rimanevano dal 2010. I bond governativi sono saliti, spingendo i tassi sui 2, 10 e 30 anni ai minimi record.

L’oro nero, la materia prima principale dell’export canadese, sta pagando le conseguenze di un eccesso di scorte e delle sanzioni occidentali contro la Russia.

Il Canada è il primo paese del G-7 a subire una inversione della curva dei rendimenti da quando i banchieri centrali hanno iniziato a tagliare i tassi con mosse preventive.

I rendimenti a 1, 2 e 3 anni sono tutti più bassi del tasso a un mese. Inoltre il tasso a un anno è invertito rispetto alla carta a doppia e tripla scadenza.

La recessione in Canada non è più da escludere, in particolare visti i rischi di scoppio della bolla immobiliare, una delle più grandi al mondo.

(DaC)