Crisi ucraina, gli Usa mettono 5 aziende della Cina in black list

29 Giugno 2022, di Mariangela Tessa

Si fanno sempre più tesi i rapporti tra Usa e Cina. Dopo il fronte caldo di Taiwan, l’amministrazione di Joe Biden torna a sfidare Pechino. Ma questa volta per via della guerra in Ucraina. Washington ha aggiunto cinque aziende cinesi in una lista nera sul commercio, accusandole di sostenere la base industriale militare e della difesa russa, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe di Mosca. “L’azione invia un potente messaggio a entità e individui in tutto il mondo che se cercheranno di sostenere la Russia, anche gli Stati Uniti li taglieranno fuori”, ha affermato il sottosegretario al Commercio per l’industria e la sicurezza Alan Estevez.

Cina su tutte le furie

La mossa del governo Biden ha provocato l’immediata reazione da parte della Cina, che ha respinto le accuse e i sospetti, affermando in una nota dell’ambasciata cinese a Washington di “non aver fornito alcuna assistenza militare alle parti coinvolte nel conflitto Russia-Ucraina”, opponendosi “con forza alle sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti alle nostre compagnie”.

La nota dell’ambasciata cinese ha anche chiarito che Pechino avrebbe adottato “misure necessarie” per proteggere i diritti delle sue società, sostenendo che le sanzioni violano il diritto internazionale.

Le sanzioni Usa, provvedimenti che per Pechino violano il diritto internazionale, hanno colpito anche altre 31 aziende in Russia, Emirati Arabi Uniti, Lituania, Pakistan, Singapore,Regno Unito, Uzbekistan e Vietnam. Sulle 36 aziende complessive, 25 hanno una base operativa in Cina. Tra queste Connec Electronic Ltd., World Jetta con sede a Hong Kong e Logistics Limited, King Pai Technology Co., Ltd e Winninc Electronic.

L’inserimento nella lista nera comporta che i fornitori statunitensi delle società sanzionate hanno bisogno di una licenza del Dipartimento del Commercio prima di poter effettuare la spedizione dei loro prodotti.

L’invasione russa dell’Ucraina ha scatenato, lo scorso febbraio, un’altra guerra: quella economico-finanziaria, con uno scambio di ritorsioni fra i paesi occidentali e Mosca. Ritorsioni che non hanno provocato danni economici su entrambi i fronti: se l’Occidente sta sperimentando un’impennata dei prezzi del gas che, a sua volta, sta facendo salire l’inflazione a livelli mai visti da decenni; la Russia, dal canto suo, è finita in default per la prima volta dal 1918.