Crescita più lenta, Bce taglia stime. Alert su Italia

24 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il bollettino della Bce contiene un richiamo ai governi dell’area e dipinge un quadro a tinte fosche per l’economia dell’Eurozona, le cui prospettive sono orientate al ribasso. In caso di choc la capacità di tenuta dei paesi più indebitati, come l’Italia, è ritenuta abbastanza limitata.

Nel tagliare le stime gli analisti hanno citato le prospettive di crescita contenuta nei paesi emergenti, la volatilità nei mercati finanziari, i necessari aggiustamenti dei bilanci in diversi settori e la lenta attuazione delle riforme strutturali necessarie.

Le proiezioni macro formulate a marzo dalla Bce prevedono una crescita annua del Pil in termini reali pari all’1,4% nel 2016, all’1,7% nel 2017 e all’1,8% nel 2018. Rispetto alle analisi condotte a dicembre 2015 dagli esperti dell’Eurosistema, le prospettive per l’espansione della crescita in termini reali sono state riviste lievemente al ribasso per motivi principalmente ascrivibili alla più debole espansione anticipata per l’economia mondiale.

LaBce ha inoltre avvertito come le attività commerciali mondiali stiano dando nuovi segnali di debolezza, il che deve essere fonte di preoccupazione. “Il commercio mondiale ha perso un’altra volta vigore” a cavallo tra il 2015 e quest’anno, un preoccupante. Un altro aspetto allarmante riguarda anche la tendenza negativa dei salari nell’area a 19 (vedi grafico in fondo in basso).

Italia, rischi elevati: serve risanamento conti pubblici

I paesi più indebitati sono reputati “vulnerabili a un rialzo dell’instabilità nei mercati”, per via del “nesso ancora forte tra conti pubblici e settore finanziario“. La Bce ricorda che per la Commissione europea sono otto i Paesi dell’area dell’euro (Belgio, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Slovenia e Finlandia) esposti a rischi elevati per la sostenibilità del bilancio pubblico nel medio periodo, dovuti soprattutto agli alti livelli del debito e a cospicue passività implicite.

Come indicato dalla Commissione europea, per affrontare i rischi individuati e’ necessario dare piena attuazione ai requisiti di aggiustamento previsti dal Patto di stabilità e di crescita. “Occorrono ulteriori sforzi di risanamento per condurre stabilmente il rapporto debito pubblico/Pil su un percorso discendente”.

“I paesi con alti livelli di indebitamento – si legge nel bollettino di marzo – sono particolarmente vulnerabili a un rialzo dell’instabilità nei mercati finanziari” e “la loro capacità di adattamento a possibili choc avversi è piuttosto limitata”.

Nel bollettino vengono anche elencati i motivi del potenziamento del programma di Quantitative Easing (che è stato potenziato a 80 miliardi di euro al mese da 60 e che è stato allargato nella sua portata, includendo anche l’acquisto di bond societari non finanziari), del taglio di tutti e tre i tassi di riferimento e del varo di un secondo piano di finanziamenti agevolati per il settore bancario (TLTRO), pensato per favorire l’erogazione del credito all’economia reale e per dare un contentino alle banche, i cui margini di profitto sono penalizzati da tassi di deposito negativi.

La Bce spiega che il bazooka monetario è stato “calibrato per conseguire un ulteriore allentamento delle condizioni di finanziamento, stimolare l’offerta di nuovi crediti e quindi rafforzare il vigore della ripresa dell’area dell’euro e accelerare il ritorno dell’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%”.