Banchiere italiano: “Bce è arrogante, costretti ad aumento capitale”

19 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – La Bce? Arrogante. Sbotta Pier Francesco Saviotti, numero uno di Banco Popolare, contro quel potere arrogante ed eccessivo di cui è stata investita, a suo parere, la Bce. Parlando in occasione del Consiglio Nazionale della Uilca, Saviotti accusa senza tanti giri di parole l’istituto guidato da Mario Draghi, per l’aumento di capitale da 1 miliardo di euro, che è stato imposto per permettere la fusione BP-BPM. Fusione che darà vita al terzo polo bancario italiano.

“Prendo atto che la Bce ha un potere e io lo definisco un potere arrogante“. Ancora: “comandano loro e quindi noi facciamo quello che serve con tutti i crismi”. Detto questo, “non posso dire che ci sia una collaborazione ai massimi livelli”

Viene da chiedersi cosa succederebbe se, a un certo punto, fossero le stesse banche a ribellarsi ai diktat che arrivano puntualmente dalle banche centrali. Diktat che impongono aumenti di capitali, accantonamenti per far fronte a eventuali perdite di bilancio e a eventi catastrofici, per non parlare della nota questione dei crediti deteriorati.

L’asse banche-banche centrali finora è stato solido, soprattutto in Eurozona. D’altronde la Bce di Mario Draghi è stata decisamente generosa con il comparto bancario, con i vari finanziamenti a tassi agevolati, per esempio.

Ma considerata l’era dei tassi negativi decisa dalla Bce, ora il sodalizio banche-Bce potrebbe essere in crisi. Già a livello europeo non sono mancate le critiche della Germania contro la politica dei tassi a zero.

In Italia, oggi è Saviotti a non riuscire a nascondere la sua stizza, per gli ordini che sono arrivati da Francoforte.

“Ci hanno detto fin da subito: aumento di capitale. Ma per quale motivo se porti dei documenti in cui dimostri che sei in grado di vendere 10 miliardi di Npl in quattro anni mantenendo il Cet1 al 12% poi devi fare un aumento? Lo devi fare solo perchè quei signori devono salvaguardare la loro posizione”.

Alla fine tuttavia Saviotti ammette di essere stato costretto ad arrendersi:

“Dopo due mesi in cui dicevo che non avrei fatto aumenti di capitale, ho dovuto perdere la faccia ed è stata la prima volta”.

E a caro prezzo, visto che ora:

“molti pensano che se ho dovuto fare l’aumento di capitale è perchè c’è qualcosa che non va. Invece, questa è la stessa banca che sei mesi fa valeva 13 euro e oggi ne vale 6 per colpa dell’irrazionalità del mercato e del modo in cui questi signori si sono presentati”.