Come funzionano i Btp?

21 Settembre 2022, di Simone Borghi

I Btp (Buoni del Tesoro Poliennali) sono i titoli obbligazionari più conosciuti dagli investitori italiani. Tuttavia, non sempre sono chiari il loro funzionamento e rendimento per l’investitore. Innanzitutto, è opportuno chiarire che i Btp sono obbligazioni a lungo termine che finanziano le spese dello Stato italiano. Questi titoli, che hanno una scadenza variabile tra i 3 ed i 30 anni, staccano una cedola semestrale, il cui valore si conosce già al momento della sottoscrizione. Nonostante la cedola, comunque, l’investitore viene ricompensato spesso anche dal fatto che il valore di rimborso è superiore a quello di emissione.

Ma andiamo con ordine. Sono tre le modalità con cui un Btp può rendere al suo proprietario, che tuttavia può anche finire per perdere denaro. L’importante è quindi conoscere tutte e tre le strade e valutarle con attenzione prima di effettuare l’investimento in un Btp.

Come funziona il tasso cedolare

Se compri un Btp, sei senza dubbio a conoscenza che esiste un tasso cedolare, ovvero un tasso di interesse semestrale che determina l’importo delle tue cedole. Facciamo un esempio per capire come funziona questo meccanismo.

Supponiamo che tu abbia comprato all’emissione (1° novembre 2021) un Btp con scadenza 1° giugno 2032 per 1.000 euro. Il tasso cedolare annuale lordo per questo Btp è dello 0,95%: questo significa che ogni sei mesi riceverai 47,5 euro sotto forma di cedola, a cui dovrai poi sottrarre la tassazione del 12,50%.

Adesso prendiamo come esempio un Btp emesso il 22 aprile 2022 con scadenza simile al precedente (1° dicembre 2032) e comprato sempre a 1.000 euro. In questo caso, il tasso cedolare annuale lordo è del 2,5%: questo significa che ogni sei mesi riceverai 125 euro sotto forma di cedola, a cui dovrai poi sottrarre la tassazione del 12,50%.

Come mai questa differenza sostanziale? In poche parole, l’inflazione sta causando l’aumento dei rendimenti. Inoltre, poiché i prezzi al consumo seguono ritmi più rapidi da molti anni, gli obbligazionisti si aspettano maggiori rendimenti per acquistare bond, e sono disposti ad entrare sul mercato solo se i prezzi dei Btp sono più bassi rispetto al passato. Non dimentichiamoci che rendimento e prezzo viaggiano in direzioni opposte, quindi più il prezzo si abbassa, maggiore è il rendimento. Per farla breve, il prezzo di un’obbligazione è legato all’andamento dei tassi di interesse. Proprio in questo ultimo periodo, la Bce sta mettendo in atto una politica monetaria restrittiva per tentare di contenere la crescita dell’inflazione, che in Europa è arrivata al 9,1% ad agosto. Per esattezza, con l’aumento dei tassi di interesse da parte della Bce, il prezzo del titolo obbligazionario, il Btp nel nostro caso, scende e viceversa il rendimento sale.

Il prezzo di emissione e il valore di rimborso dei Btp

In asta i Btp possono essere sottoscritti, ovvero comprati, per un valore nominale minimo di 1.000 euro o multipli di tale cifra. Nel momento in cui scade, però, non è detto che sia rimborsata la stessa cifra a chi lo ha comprato. Per questo esiste un valore di rimborso, che può essere inferiore, uguale o superiore a quello di emissione. Distinguiamo i tre casi:

  • Emissione sopra la pari: il valore di rimborso è inferiore a quello di emissione. In questo caso, le cedole rappresentano un guadagno e il rimborso rappresenta una perdita;
  • Emissione alla pari: il valore di rimborso è uguale al valore di emissione;
  • Emissione sotto la pari: si dice quando il Btp viene collocato sul mercato ad un prezzo inferiore a quello di rimborso. In questo caso, sia il rimborso che le cedole rappresentano un fattore di guadagno.

Occorre precisare che il valore di emissione dipende dall’asta dei Btp, un evento molto complesso in cui il Tesoro determina e annuncia i quantitativi emessi (in una forchetta massimo-minimo). L’incrocio tra offerte e domande pervenute durante le aste determina il prezzo (e quindi il rendimento) di emissione del Btp. È bene ricordare che i risparmiatori non possono partecipare direttamente alle aste, ma solo attraverso gli intermediari autorizzati. Inoltre, i Btp possono essere acquistati in un momento successivo alla loro emissione, ovvero sul mercato secondario. Esistono infatti mercati regolamentati in cui sono scambiati Btp già in circolazione.

L’opzione di vendita prima della scadenza

Se hai acquistato dei Btp ma non intendi mantenerlo fino alla loro naturale scadenza, puoi sempre scegliere di rivenderlo sul mercato. In ogni momento, senza vincoli di tempo o penali di qualsiasi genere, puoi prendere questa decisione. Ovviamente in questo caso il valore di vendita sostituisce quello di rimborso, dal momento in cui non aspetterai la scadenza e dunque non avrai modo di ricevere quel rimborso. Come prima, può darsi che questa operazione rappresenti una perdita, un guadagno, oppure nessuno dei due.

Facciamo un paio di esempi per comprendere meglio questo aspetto. Se il tuo Btp aveva un tasso di interesse maggiore di quello attuale, molte persone vorranno acquistarlo e di conseguenza saranno disposte a pagare una cifra più alta di quella a cui vengono negoziati i titoli delle nuove emissioni. Nel caso opposto, se il tuo Btp aveva un tasso di interesse minore di quello attuale, poche persone vorranno acquistarlo e dunque dovrai venderlo ad una cifra più bassa. In questo modo lo scarto tra il valore di acquisto e quello di rimborso pagherà all’acquirente quella minore cifra che incasserebbe con le cedole delle nuove emissioni.

Riassumendo, il rendimento dei Btp deriva in parte dal flusso cedolare e in parte dalla differenza tra il prezzo di sottoscrizione (se il titolo è stato acquistato in asta: in questo caso di parla di “scarto d’emissione“) o di acquisto (se acquistato sul mercato secondario), e il valore nominale (pari a 100) che viene rimborsato alla scadenza. Le cedole sono predeterminate al momento dell’emissione in misura fissa e pagate posticipatamente con cadenza semestrale: sono pertanto costanti per tutta la vita del titolo.