Venezuela: volano bombe di feci, valuta implosa -100%

11 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Da quando il presidente Nicolas Maduro è salito in carica la valuta del Venezuela ha subito un crollo di quasi il 100% sul mercato in nero e ora per avere un dollaro servono 5.100 bolivar: è l’effetto di una svalutazione record del -99,5% (vedi grafico di Bloomberg riportato sotto).

La caduta libera del bolivar ha depauperato i risparmi dei cittadini del quarto paese produttore di petrolio al mondo e ha reso quasi impossibile per loro l’acquisto di prodotti importati dall’estero. Nelle strade di Caracas e di altre città del Venezuela da settimana sono in corso proteste violente che hanno provocato la morte di decine di persone.

Sebbene il salario minimo sia stato più volte alzato dal governo socialista per aumentare il potere di acquisto delle classi sociali meno agiate, equivale tuttora ad appena 40 dollari al mese. Intanto negli scaffali dei supermercati mancano i beni di prima necessità.

Nuova forma di protesta in Venezuela: bombe di escrementi

Reuters scrive che le proteste non sono riuscite a coinvolgere per ora i settori più poveri della popolazione, 30 milioni di persone che provengono dalle classi sociali storicamente pro-Chavez (l’ex generale e presidente scomparso che ha avviato la “rivoluzione bolivariana”). Ma le ultime manifestazioni hanno visto la partecipazione di un pubblico più variegato e non solo proveniente dalla borghesia tradizionalmente anti governo che ha architettato in passato anche un colpo di stato per destituire Chavez.

Alcuni cortei hanno attirato centinaia di migliaia di persone e sono sfociati in episodi di violenza e saccheggio, specialmente di notte. La pressione sociale e le tensioni hanno anche reso più instabile il governo Maduro, che deve fare i conti con le prime defezioni. L’ex ministro degli Interni Miguel Torres, che si è battuto contro le proteste del 2014, ha rotto con l’esecutivo e avvertito che le violenze sono ormai “fuori controllo”.

“Quello che sta succedendo potrebbe diventare la punta dell’iceberg di un gigantesco confronto armato tra venezuelani“, ha dichiarato a Reuters, aggiungendo che “nessuno lo vuole”. Il tutto mentre preoccupa la crescente presenza militare degli Stati Uniti nel territorio sudamericano.

Il quotidiano peruviano La Repùblica ha fatto sapere che anche Lima parteciperà all’esercitazione congiunta con gli Stati Uniti denominata “Operation United States United” e che vedrà l’installazione di una base militare temporanea in tre paesi che confinano con il Venezuela: oltre al Perù anche Brasile e Colombia.