Brexit, corsa contro il tempo per evitare no deal

29 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

Sono ore cruciali per la Brexit dopo la bocciatura del testo della premier Theresa May avvenuta nel giorno che avrebbe dovuto sancire la riconquista della sovranità totale da parte di Londra. Ora, secondo quanto riferito dall’UE, lo scenario più probabile è quello di un no deal.

Il secco no del Parlamento all’intesa stretta da governo inglese e autorità europee ha fatto salire il rischio che nelle lunghe trattative per il divorzio di Londra dall’Ue prevalga l’opzione del “no deal” evocata di recente dal responsabile Ue per i negoziati su Brexit, Michel Barnier.

Nel giorno inizialmente designato per il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea, il Parlamento britannico si è espresso per la terza volta sull’accordo raggiunto dalla premier Theresa May con l’Ue, dopo che ieri lo speaker della camera dei comuni, John Bercow ha dato il via libera al voto, riconoscendo la mozione presentata dal governo Tory come “sostanzialmente diversa” rispetto al testo bocciato due volte in precedenza dal Parlamento.

La Camera dei Comuni britannica ha dibattuto durante la mattinata e votato nel primo pomeriggio una mozione che riguarda soltanto l’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Ue e non l’annessa dichiarazione politica sulle relazioni future. È già il terzo voto sul withdrawal agreement che si tiene quest’anno.

Un'opera di Bansky esposta al museo di Bristol in occasione del caos politico intorno alla Brexit

Brexit, il voto decisivo: spauracchio no deal

Nelle due occasioni precedenti, l’accordo era stato presentato in un “pacchetto” unico insieme alla dichiarazione politica sulle relazioni future. Ora scindendolo, il governo ha presentato una mozione diversa da quelle già votate e che superava quindi il test indicato dallo speaker della Camera John Bercow.

La mozione odierna oltre che essere in linea con le richieste dello Speaker, è conforme anche ai termini del consiglio europeo che ha concesso al Regno Unito un’estensione al 22 maggio a condizione che venga approvato dal Parlamento l’accordo di separazione.

Nel suo statement, il presidente del Consiglio UE Donald Tusk non aveva fatto menzione della dichiarazione politica. Ed è proprio questo spiraglio che il governo di Londra ha cercato invano di sfruttare.

Il voto a Westminster è andato ancora una volta male per il governo.  Il deal è stato bocciato con 58 voti di scarto. Ora che è fallito il tentativo, rispunta l’ipotesi di rinviare la Brexit all’anno prossimo, per scongiurare lo scenario indesiderato di “no deal”.

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