Brexit, respinto ancora piano di May: spettro no deal

29 Marzo 2019, di Daniele Chicca

I deputati britannici hanno votato contro il deal di Theresa May concordato con l’UE sulla Brexit per una terza volta. Anche se la sconfitta per il governo è stata meno netta (344 contro 286, con dunque 58 voti di scarto) rispetto alle due precedenti subite quest’anno, la premier ha detto che le conseguenze della bocciatura sono “gravi” (guarda video sotto). L’UE ha già fatto sapere che ora il divorzio senza accordo è lo scenario più probabile.

Quella di oggi era l’ultima chance del governo May per ratificare il piano che prevede un backstop – una controversa rete di protezione al confine irlandese che scongiuri un confine “fisico”. Era questo uno degli aspetti più delicati dell’accordo. Il meccanismo non piace agli irriducibili della Brexit (European Research Group) e ai dieci deputati unionisti nordirlandesi (del DUP), i quali hanno paura che Londra possa rimanere intrappolata nel backstop ad infinitum.

Slittamento ed elezioni sola chance per scongiurare no deal

Da Bruxelles fanno sapere che l’avvio di un negoziato per un no deal ordinato non è all’ordine del giorno. Non è un’offerta che accetterebbero o che proporrebbero. Anche in caso di elezioni anticipate a Londra, il Regno Unito dovrà partecipare alle elezioni europee del 23-26 maggio. Una qualsiasi richiesta di estensione della deadline oltre quella del 22 maggio prevista dovrà venire dal governo britannico e non dal Parlamento.

La deadline per prendere una nuova decisione è il 12 aprile. Se prima di quella data Parlamento e governo non trovano un’intesa sulla prossima proposta da avanzare all’UE, scatterà un divorzio disordinato senza intesa. Che viene considerato da economisti e analisti lo scenario peggiore, catastrofico per economia, commercio, mercato del lavoro e mondo finanziario del Regno Unito. Motivo per quale la stessa Camera dei Comuni ha votato contro tale eventualità.

Le soluzioni alternative sono uno slittamento lungo della Brexit, possibilmente di almeno un anno se no l’Unione Europea non lo approverà quasi certamente, un altro referendum, oppure un divorzio ma con un periodo di transizione più esteso, per concedere maggiore tempo a imprese e governi per organizzarsi. Uno slittamento sarà accompagnato anche da nuove elezioni, come ha lasciato intendere la stessa May nel suo intervento odierno in aula.

Due opzioni possibili: proroga oltre il 22 maggio o no deal

Secondo gli accordi presi la scorsa settimana dai leader europei a Bruxelles, la Brexit sarebbe stata posticipata al 22 maggio solo se May avesse incassato il si della Camera dei Comuni al suo deal. Così non è stato e ora il withdrawal agreement può essere cestinato.

May dovrà tornare a Bruxelles prima del 12 aprile per chiedere all’UE una proroga più lunga. Questo implica anche che il Regno Unito dovrà partecipare alle elezioni europee di fine maggio. Altrimenti quello che chiederà il governo inglese alle autorità europee sarà di accettare uno scenario no deal al quale peraltro si era opposto il Parlamento inglese a inizio mese.

La situazione confusionaria nn piace agli investitori che stanno scaricando la sterlina. Impercettibile invece l’impatto sull’azionario. Lunedì prossimo i parlamentari della Camera dei Comuni sono chiamati a votare su un’alta serie di “proposte indicative” e quindi non vincolanti avanzate da un gruppo parlamentare guidato da Oliver Letwin. È l’ultimo tentativo per sbloccare l’impasse. Divisi come sono i partiti anche al loro interno, trovare un emendamento che incontri i favori della maggioranza si è tuttavia dimostrata un’impresa pressoché impossibile finora.

Sterlina incollata a $1,30 ma da lunedì ritorno volatilità

Sul Forex la sterlina dovrebbe scambiare intorno a quota 1,30 dollari per un po’ di tempo, finché non sarà fatta più chiarezza sulla Brexit, secondo Jeremy Thomson-Cook, chief economist e capo delle strategie per il mercato valutario di WorldFirst. Ovvero fino ad almeno lunedì, giorno in cui è atteso invece un ritorno della volatilità.

Nei giorni scorsi Mark Mobius, guru dei mercati emergenti, ha avvertito che il Regno Unito è già diventato un’economia in via di Sviluppo e che la sterlina rischia di perdere ulteriore valore, piombando fino alla parità con la divisa statunitense.

Il cross dollaro sterlina è abbastanza stabile in queste ore, ma la prossima seduta ci sarà un catalizzatore importante. A smuovere la moneta britannica sui mercati dovrebbe essere il secondo round di emendamenti con al centro nuove proposte “indicative”. La Borsa di Londra è in lieve rialzo grazie all’ottimismo sul fronte della guerra commerciale sino americana.