Non solo Brexit. Stress test banche, scenario da incubo

29 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Uno scenario da incubo per le banche, per cercare di capire se riuscirebbero a resistere in presenza di uno shock economico. La Bank of England ha reso pubblici alcuni elementi chiave degli stress test del 2016, che interesseranno non solo le banche, ma anche gli istituti di credito fondiario con depositi retail di un valore complessivo superiore ai 50 miliardi di sterline.

Lo scenario riflette l’opinione della banca centrale, secondo cui “i rischi domestici che incombono sul sistema bancario del Regno Unito sono saliti oltre i livelli moderati nel periodo immediatamente successivo alla crisi, anche se non si trovano ancora a livelli elevati”.

Lo scenario macroeconomico da cui la Bank of England parte per gli stress test è quello di un PIL UK che scivola -4,3% e di un tasso di disoccupazione in crescita di 4,5 punti percentuali.

Si presume anche un tonfo dei prezzi dei beni immobiliari residenziali -31% e un crollo -42% dei prezzi dell’immobiliare commerciale. E’ presumendo tale contesto che la Bank of England valuterà la solidità delle principali banche del paese, per capire in che modo – e se – fronteggerebbero uno shock economico.

Il test, che è il terzo pensato dalla Bank of England, è stato concepito per permettere alla banca centrale di assicurarsi che le banche dispongano degli strumenti adeguati per fronteggiare una eventuale tempesta economica, dunque che siano fornite sia di liquidità sufficiente che di posizioni di capitali relativamente solide.

Questi gli altri presupposti più rilevanti:

  • Crash della crescita globale
  • Petrolio in caduta libera fino a $20. “Dopo essere sceso in modo significativo durante il 2015, i prezzi del petrolio precipitano a $20 al barile, riflettendo un ulteriore rallentamento della domanda mondiale.
  • Crollo delle valute dei mercati emergenti: “Assistiamo a una volatilità sui mercati finanziari, con le valute dei mercati emergenti che si stanno deprezzando nei confronti del dollaro Usa

Dalla Bank of England, arriva anche l’allarme sulle conseguenze  dell’avverarsi di uno scenario Brexit  sull’Eurozona. Consapevole dell’impatto sulla stabilità finanziaria che il fenomeno scatenerebbe, la banca centrale detta inoltre nuovi diktat alle banche britanniche.

In un nuovo rapporto, la Commissione di Politica finanziaria della Bank of England non traslascia nulla: parla dell’indebolimento dell’economia cinese, della crescita più lenta in tutto il mondo e delle recenti turbolenze dei mercati. Definisce poi il referendum sul Brexit – ovvero sulla decisione del Regno Unito di lasciare o meno l’Unione europea – il “rischio domestico più significativo, nel breve termine”, per il paese.

Per evitare che le banche si trovino impreparate all’evento, la Commissione decide così di aumentare i cuscinetti di capitali richiesti alle banche allo 0,5% degli asset ponderati per il rischio, dagli attuali zero: una misura che diventerà vincolante a partire dal 29 marzo del prossimo anno. I cuscinetti riguardano non solo le banche britanniche, ma anche le filiali di altre banche dell’Unione europea che erogano prestiti nel Regno Unito.

Tornando sull’impatto Brexit sull’ Eurozona, il rapporto non fa nulla per indorare la pillola:

“L’impatto di una decisione del Regno Unito di ritirarsi dall’Unione europea potrebbe avere un effetto domino sull’area euro, facendo salire i premi sul rischio e diminuendo ulteriormente le prospettive di crescita”.

Nel caso specifico del Regno Unito, l’analisi della Bank of England fa notare che finora l’effetto “è stato marcato soprattutto sui mercati spot e delle opzioni della sterlina”, ma “una incertezza maggiore e prolungata ha il potenziale di aumentare i premi sul rischio che gli investitori chiedono su un range più ampio di asset UK”.