Brexit e banche italiane. Fmi taglia stime Pil globale

19 Luglio 2016, di Laura Naka Antonelli

Il Fondo Monetario Internazionale taglia di nuovo le stime sul PIL globale e dell’Italia.

Il motivo è spiegato all’interno del documento di aggiornamento del World Economic Outlook, in cui l’Fmi fa riferimento ai problemi irrisolti della crisi bancaria europea, in particolare ai problemi delle banche italiane e portoghesi. Ovviamente, scrive il fondo, le incertezze e le incognite sono acuite dal fenomeno Brexit.

Così, stando a quanto riporta il Guardian, Maurice Obstfeld, consigliere economico dell’Fmi:

“La prima metà del 2016 ha messo in luce la presenza di alcuni segnali promettenti come, per esempio, la crescita migliore delle attese dell’area euro e del Giappone, così come un recupero parziale dei prezzi delle materie prime, che avevano sostenuto diverse economie dei mercati emergenti. In data 22 giugno (alla vigilia del referendum Brexit nel Regno Unito) eravamo di conseguenza preparati a rivedere lievemente al rialzo le nostre stime sulla crescita globale del 2016-17. Ma la Brexit ci ha frenati dall’agire in tal senso”.

A questo punto, l’FMI prevede una crescita del Pil globale del 2016 e del 2017 rispettivamente del 3,1% e +3,4% (revisione al ribasso in entrambi i casi di 0,1 punti).

Per l’Italia la crescita si riduce allo 0,9% nel 2016 e al tasso +1% il prossimo.

Al rialzo invece le stime sul Pil specifico dell’ Eurozona del 2016, a +1,6% (rialzo di 0,1 punti percentuali), mentre per il 2017 si prevede una crescita minore di 0,2 punti rispetto all’outlook precedente, in rallentamento a +1,4%.

In generale, l’Fmi fa notare che:

“Il voto nel Regno Unito favorevole a lasciare l’Unione europea aggiunge una incertezza significativa a una ripresa dell’economia globale già fragile. Il voto ha provocato un cambiamento politico significativo nel Regno Unito, ha generato incertezza sulla natura di quelle che saranno le relazioni economiche future con l’Ue e potrebbe anche accentuare i rischi politici nella stessa Unione europea. Questa erosione di fiducia si è manifestata in un iniziale forte sell off sui mercati finanziari globali, che in parte è rientrato. Ma la continua incertezza probabilmente peserà sui consumi e soprattutto sugli investimenti”.

L’aggiornamento del World Economic Outlook mette in evidenza il rischio che l’impatto della decisione del Regno Unito di lasciare l’Ue possa essere peggiore rispetto a quello previsto.

“Con la Brexit che si sta ancora manifestando, il grado di incertezza politica ed economica è cresciuto e la probabilità che gli effetti siano più negativi di quanto previsto nello scenario di base è aumentata”.

Sul Pil del Regno Unito, l’Fmi prevede un “rallentamento sostanziale” che limiterà la crescita economica a +1,7%, meno di 0,2 punti rispetto alle stime iniziali del fondo, nel 2016; per il 2017, stimata una crescita di appena +1,3%, contro il +2,2% previsto.

Obstfeld ha lanciato infine un avvertimento anche sul pericolo di una guerra valutaria, ovvero a una corsa alla svalutazione competitiva che, a suo avviso, avrebbe comunque effetti illusori e dunque non reali.