Bond italiani, un tesoro per chi è a caccia di rendimenti

20 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Nel nuovo mondo del mercato obbligazionario dell’area euro, dove circolano 2.600 miliardi di euro di titoli governativi che offrono tassi negativi, pari a quasi la metà del totale in circolazione, gli investitori e i risparmiatori devono stringere i denti e cercare di limitare i danni.

È un mondo molto difficile e pieno di insidie per i creditori, mentre è un paradiso per i debitori. Poter comprare un bond a un interesse sotto lo zero e riscattarlo al termine della durata del contratto significa quasi certamente perdere dei soldi, a meno che l’inflazione non continui a calare con una maggiore intensità in proporzione ai tassi offerti dal titolo. Accettare in partenza una perdita nell’affare (minusvalenza) non è per tutti, ed è più che altro terreno fertile per speculatori.

L’Italia, il paese che emette più debito di tutta l’area euro, sta cercando di approfittare della situazione. Secondo i dati a disposizione di Tradeweb l’ammontare di titoli in circolazione con rendimenti negativi, per un valore pari a 318 miliardi di euro, rappresenta il 21,85% del totale circolante (1.455 miliardi di bond).

Per chi è a caccia di rendimenti il titolo di Stato italiano è una preda succulenta ed è anche molto liquido. Nonostante un rapporto tra debito e Pil spaventosamente alto, del 132,7%, il Tesoro è in grado di finanziarsi a un tasso negativo o vicino allo zero fino alle obbligazioni con scadenza a cinque anni.

La percentuale di bond con rendimenti negativi è bassa in Italia se confrontata con quella degli altri paesi ‘core’ ma anche con quelli della periferia dell’area della moneta unica. I titoli tedeschi con tassi sotto zero valgono ben 781 miliardi di euro, una somma che equivale al 75,88% del valore dei bond in circolazione. Con un 57,23%, la Francia è più vicina alla percentuale tedesca piuttosto che a quella italiana. La media in Eurozona è del 46,67% (2.622.768.401.323 euro contro i 5.620.194.778.991,67 totali).

Fonte: Il Sole 24 Ore