BofA: l’Europa dopo la caduta della moneta unica

4 Aprile 2017, di Alessandra Caparello

Come sarebbe l’Europa dopo la caduta dell’euro? Questa è la domanda che si pone Athanasios Vamvadikis, autore di un report di BofA, Bank of America, dal titolo emblematico “The day after the euro“.

Lo scenario che apparirebbe con la caduta della moneta unica è ben lontano da quanto paventato dalla grande maggioranza dei media. I paesi del sud vedrebbero svalutazioni inferiori al 10%, con la lira del 3%, la moneta spagnola e greca del 7,5%, quella portoghese dell’1% e il franco francese del 5%.

A pagare il prezzo più alto dall’uscita dell’euro e il conseguente ritorno alle valute nazionali dei singoli stati membri sarebbe la Germania, con il marco tedesco che vivrebbe un rafforzamento notevole rispetto all’euro, addirittura del 15% circa, con un impatto negativo sulle esportazioni.

L’autore dello studio pubblicato da BofA sulla testata tedesca Die Welt si basa sul metodo CGER utilizzato dal Fondo Monetario Internazionale che è fondato essenzialmente sugli squilibri tra le singole economie nazionali. Vamvadikis sostiene che sia probabile che in breve tempo le valute periferiche vadano in overshooting, con un deprezzamento ancor più eccessivo.

L’autore inoltre osserva che la politica monetaria decisa dalla Bce si arresterà ad un certo punto nel prossimo futuro e ciò causerà problemi in molti paesi a causa del debito pubblico elevato. È il caso dell’Italia, dove dai 1.670 miliardi nel 2008 il debito statale è salito a 2.270 miliardi. Roma ora paga solo 66 miliardi di interessi contro gli 80 miliardi che pagava nel 2008. Se i tassi dovessero salire di nuovo, molti paesi dovrebbero affrontare problemi che porteranno l’economia dell’Eurozona in una fase recessione.

Il debito dei paesi del sud Europa è aumentato notevolmente negli ultimi anni mentre le spese sugli interessi sono rimaste ferme e in alcuni casi sono anche più basse rispetto al periodo pre-crisi finanziaria e tutto questo grazie alla Bce. L’esempio su tutti è del debito spagnolo che dal 2008 si è quasi triplicato, passando da 440 a circa 1.200 miliardi di euro con interessi cresciuti da 17 ad appena 31 miliardi.

“È solo una questione di tempo prima che i mercati mettano in discussione ancora una volta la sostenibilità della zona euro”.

La soluzione per Vamvadikis è nelle mani della Germania che dovrebbe spendere molto più denaro in quanto la rigida politica del risparmio ha compresso la domanda interna e ha portato ad un aumento artificiale della competitività della Germania sugli altri stati dell’area euro. Lo Stato deve dire così addio alla sua ossessione per lo “schwarze Null” ossia la politica zero nero tesa a raggiungere il pareggio di bilancio e produrre un debito maggiore e finanziare investimenti in scuole, edifici pubblici e strade che a sua volta porterebbero anche le imprese a investire di più.