Boeri e il complotto “sgambetto”. Mentre governo studia sue proposte pensioni

di Alessandra Caparello
Pubblicato 11 Gennaio 2016 • Aggiornato 17 Marzo 2016 09:49

ROMA (WSI) – Busta arancione, uscita anticipata dal lavoro e povertà. Questi i temi caldi al centro dell’intervista effettuata da Maria Latella su Sky Tg24 al presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Il numero uno della previdenza sociale non manca di lanciare frecciatine sul mancato invio delle famose buste arancioni con cui i lavoratori e le lavoratrici avrebbe potuto sapere in anticipo quanto avrebbero preso di pensione e quando e come intervenire per poter eventualmente rendere più corposo l’assegno previdenziale.

“Qualcuno ci ha fatto lo sgambetto”, precisando: “E’ una questione del Parlamento più che del Governo: c’era un emendamento, per spostare delle somme all’interno del bilancio dell’Inps, ed effettivamente per ben due volte qualcuno ci ha fatto lo sgambetto di toglierci queste due righe. Le voci dicono che lo hanno fatto perché abbiamo proposto di tagliare i vitalizi. Una vendetta? Non lo so. Se fosse vero sarebbe un fatto gravissimo”. E ancora: “Noi non chiedevamo più soldi al Governo, chiedevamo solo di poter spostare delle somme all’interno del bilancio dell’Inps, visto che abbiamo una spesa contingentata per le spedizioni postali, e potevamo benissimo prelevarla da altri capitoli del nostro bilancio (…) per due volte qualcuno nel Parlamento ci ha fatto questo sgambetto di toglierci queste due righe dall’emendamento”.

Eppure proprio le indiscrezioni più recenti parlano del fatto che il governo starebbe studiando in questi giorni proprio il piano Boeri per le pensioni nel 2016, che si reggono sui pilastri della pensione anticipata e su una riforma ad hoc per i lavoratori precoci.

Il verdetto del governo Renzi sulle proposte di Boeri dovrebbe essere noto entro qualche settimana.

Il piano Boeri prevede l’uscita a 63 anni e 7 mesi congiuntamente ad un minimo di 20 anni di contributi. La penalizzazione, relativamente ai versamenti calcolati con sistema retributivo, ammonta al 10% circa (soglia massima).  Riguardo alla pensione dei precoci, secondo il piano di Boeri i requisiti sono un’età di 63 anni e 7 mesi oppure 42 anni e 10 mesi di versamenti a prescindere dall’età anagrafica (ridotti a 41 e 10 mesi per le donne).  Tale opzione sarebbe rivolta a chi ha una contribuzione antecedente al 18° anno di età. A tale categoria non verrebbe imposta la penalità.

Da ricordare che il piano Boeri chiede anche l’erogazione di un reddito minimo di 500 euro al mese a favore delle famiglie in cui ci sia almeno un componente con età superiore a 55 anni. Nel caso ce ne fossero due, si salirebbe a 750 euro al mese, mentre in presenza di minori a carico, l’ammontare della cifra sarebbe di 900 euro (un figlio) e 1.050 euro (due figli).

Tornando all’intervista, Boeri non solo critica le scelte del Governo ma lancia anche una proposta, partendo dalle parole del vicepresidente della Commissione europea, Vladis Dombroviskis che, secondo il Presidente dell’Inps, fanno presagire un maggior spazio per la flessibilità, rispettando la sostenibilità della finanza pubblica. La maggiore flessibilità che chiede Tito Boeri dovrebbe essere utilizzata per permettere l’uscita in anticipo dal lavoro e quindi l’accesso alla pensione.

“E’ possibile averla senza violare le regole europee e allo stesso tempo fare qualcosa di utile per i giovani, come chiedere flessibilità per finanziare nell’immediato una maggiora uscita flessibile delle pensioni”.

Commenti positivi da parte di Boeri sulla riforma del lavoro di Matteo Renzi, anche se è drammatica l’emergenza povertà.

“Durante questa crisi, tra il 2008 e il 2015 i tassi di povertà in Italia sono aumentati solo per chi aveva meno di 65 anni. Se andiamo avanti così succederà quello che è successo durante questa crisi, saranno i giovani a vedere un aumento della propria povertà”.

Come risolvere questa situazione? È chiaro Tito Boeri: l’obiettivo è “costruire degli strumenti di contrasto per chi ha meno di 65 anni”.

“L’emergenza è quella dei poveri e delle persone che perdono lavoro e che hanno più di 55 anni. Questa è la vera emergenza sociale in Italia. L’emergenza in Italia sono i poveri perché la povertà è aumentata molto (…) Questo ci dice che quel meccanismo non funziona bene, se dobbiamo in nome dell’emergenza sociale dare delle pensioni di quell’importo vuol dire che non è emergenza sociale. In Italia manca un sistema di assistenza sociale di base come negli altri Paesi”.