Risparmi azzerati, fiducia su banche ai minimi. Ue apre ad arbitrato risparmiatori

13 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Alla fine di una giornata convulsa che ha messo in evidenza, anche a Piazza Affari, la crescente sfiducia nei confronti del sistema bancario italiano, arriva la dichiarazione di un portavoce della Commissione europea che, riguardo all’opzione di ricorrere a un arbitrato Consob sulle obbligazioni delle quattro banche salvate, afferma:

“Sosteniamo le intenzioni del governo italiano di consentire ai risparmiatori di esigere compensazioni dalle banche per possibili vendite ingannevoli (misselling) di obbligazioni”.

Bruxelles sembra dunque mostrare il proprio sostegno all’Italia, e dà il suo permesso all’idea del governo Renzi.

Chiaro che qualcosa l’esecutivo deve fare per non rovinarsi l’immagine. Con il decreto Salva banche si è scongiurato il bail-in totale, ovvero la partecipazione dei correntisti con depositi sopra i 100 mila euro e azionisti dell’istituto, tuttavia l’aiuto di Bankitalia con l’erogazione di 3,6 miliardi (le tre principali banche italiane, Unicredit, Intesa Sanpaolo e UBI Banca hanno già anticipato 1,8 miliardi) arriverà solo dopo che azionisti e obbligazionisti subordinati (cioè i prestatori di denaro che hanno accettato un rischio maggiore a fronte di una cedola molto più alta della media) hanno partecipato al salvataggio. Il problema è che molti di loro non sapevano bene le condizioni perché si sono fidati dei loro consulenti in banca.

Inoltre, come ha rilevato l’Ansa sutdiando i dati Consultique, ci sono da scongiurare il ripetersi di simili problemi in futuro: ci sono quasi 16 miliardi di euro di azioni di banche, medie e piccole, non quotate sui mercati regolamentari e difficilmente scambiabili che potrebbero perdere una parte consistente del loro valore nei prossimi mesi oltre che essere soggetti a eventuali bail-in.

Certo, per i risparmiatori italiani che hanno perso migliaia di euro con il decreto salva banche, nel governo Renzi sembra vietato parlare di risarcimento. Si può parlare di misura umanitaria, come ha fatto qualche giorno fa il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan – d’altronde, dice lui, sono i risparmiatori che hanno fatto scelte sbagliate – o si può pensare a un “ristoro”, come ha detto nelle ultime ore il premier italiano. Ma guai a proferire la parola risarcimento o indennizzo.

Fondo di solidarietà: rimborsi dal 30% in su

Si sta lavorando in queste ore dunque a un fondo di solidarietà – così viene chiamato – da  100 milioni di euro per le vittime del crac. Lo prevede l’ultimo emendamento alla legge di Stabilità presentato dal governo a Palazzo Chigi. Improvvisa attenzione all’utilizzo dei termini da parte dell’esecutivo, stretto tra l’incudine e il martello, con la Ue che attacca le banche italiane e una moltitudine di italiani che chiede che i danni subiti vengano risarciti.

Dopo la notizia del suicidio di un pensionato di Civitavecchia, che ha visto azzerati i risparmi di una vita del valore di 110.000 euro, il governo Renzi barcolla.

La parola “ristoro” ha tutte le caratteristiche per far apparire qualunque aiuto un semplice contentino, e comunque si applicherebbe solo al caso dei possessori di obbligazioni subordinate dei quattro istituti CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria. Nessun riferimento a eventuali ‘ristori’ per i possessori di azioni, anch’essi travolti dalle conseguenze del decreto; un decreto che rischia di pesare molto sulla popolarità di Renzi e sul futuro del Pd intero. Per ora il premier si limita a dire, parlando all’Accademia dei Lincei, che:

“La riforma del sistema del credito è quanto mai urgente, come abbiamo visto non solo nelle ultime ore ma nell’ultimo anno con la riforma delle popolari”.

Tutto questo, mentre la credibilità di Bankitalia rischia di fare crac come le banche (risorte). In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, Salvatore Rossi, direttore generaledi Bankitalia, cerca di arginare i danni:

“Prodotti inadatti e figli della cultura finanziaria anglosassone sono quelli che hanno dato luogo nel 2007 alla più grande crisi dal ’29 a oggi. La verità è che il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in tempi non sospetti ha chiesto di arrivare a vietare la vendita di obbligazioni subordinate agli sportelli in modo che solo investitori istituzionali potessero acquistarli e non i semplici risparmiatori”.

E ancora:

Non possiamo vietare di vendere questo o quel prodotto. Non abbiamo poteri così ampi. E ricordo che a vigilare sulla sollecitazione al risparmio è preposta un’altra autorità”.

Dunque, sull’atteggiamento dell’Europa, che sembra aver puntato un dito contro Bankitalia e il sistema Italia, Rossi afferma:

“Vorrei evitare di entrare nel solito gioco Italia contro l’Europa, è innegabile però che ci sia stata una diversità di vedute tra autorità italiane, il governo in primis ma anche noi, e Bruxelles, o meglio la Direzione generale alla concorrenza. E’ quest’ultima che ci ha di fatto spinto a seguire la strada oggi criticata che ha portato al salvataggio di Banca Marche, Carife, CariChieti ed Etruria”.

Nelle ultime ore Renzi si è così espresso:

Il governo opera “con un principio chiaro: le regole sulle banche le ha fatte l’Europa, purtroppo non le scriviamo noi. E dentro quelle regole l’Italia ha fatto di tutto” per salvare” i soldi delle famiglie (…) Per gli obbligazionisti cerchiamo una soluzione nei limiti delle regole. Vedremo le modalità, vedremo se possibile”.

L’Ue ora sembra approvare l’idea dell’esecutivo, che ha considerato l’ipotesi di aiutare i risparmiatori sulla base del modello che la Spagna adottò nel 2012, creando tribunali arbitrari con esperti indipendenti che valutarono caso per caso i ricorsi degli obbligazionisti, dando loro ragione e riconoscendo i risarcimenti a chi non era stato formato adeguatamente, o lo era stato ma male, dei rischi legati alla sottoscrizione dei bond. Se l’idea degli aribitrati individuali prendesse piede, non sarà la Consob a svolgere il ruolo di “giudice”.

Mentre Ue e Italia si accusano l’un l’altra, in quello che appare uno degli spettacoli più grotteschi dell’Italia di questi ultimi anni, la moglie del pensionato suicida parla con i giornalisti e chiusa nel suo dolore dice.

“Andrò avanti? Se ce la farò si”.

Si tratta delle stesse parole che sono state scritte da suo marito nel messaggio che ha lasciato prima di impiccarsi.

“Non vogliamo fare morire di fame la gente”

Il Financial Times ripercorre la vicenda, e in un articolo ricorda che tutto è nato con il bail-in, ovvero con il nuovo sistema di gestione dei fallimenti delle banche che in Italia entrerà in vigore l’anno prossimo e che stabilisce che, in caso di crac di un istituto di credito, non sia più lo Stato – dunque i contribuenti – a pagare per il salvataggio, ma rispondano in primis gli azionisti e i detentori di obbligazionisti subordinate e, se non basta, i correntisti con somme depositate superiori a 100.000 euro.

L’FT riporta anche quanto detto da una funzionario del governo Renzi:

“Vogliamo identificare e aiutare quegli investitori che sono deboli sotto il punto di vista del reddito e del patrimonio, e che versano in una situazione di estrema difficoltà a causa della perdita (risparmi azzerati). Non vogliamo far morire di fame la gente”.

Parla al quotidiano britannico Nilas Véron, funzionario senior presso Bruegel, think tank di politica economica con sede a Bruxelles:

“Utilizzare il termine ‘umanitario’ (come ha fatto Padoan) facendo riferimento agli aiuti ai risparmiatori, è qualcosa che non si  mai visto. Invia un messaggio di disimpegno a giocare seguendo le nuove regole. Rende il dibattito sullo schema comune europeo di garanzia sui depositi (che incontra la resistenza della Germania), ancora più difficile da gestire ed è qualcosa che di certo non è nei migliori interessi dell’Italia”.

Tornando alle vittime, parla all’FT Letizia Giorgianni, che ha perso 100.000 euro per un bond di Banca Etruria acquistato nel 2007 e che è portavoce ell’associazione “Vittime del salva banche” . Giorgianni afferma che se non si interverrà i danni saranno maggiori.

“Pensate all’impatto psicologico. Che grado di fiducia potranno avere i cittadini verso le banche dopo quello che è successo? Quali risparmi potranno essere considerati sicuri? Si tratta di un interrogativo di ampia portata..che va anche al di là dei casi individuali dei pensionati che hanno perso tutto”.

Tutto quanto è nato con il salvataggio delle quattro banche a rischio crac con decreto del consiglio di ministri, che ha decretato la nascita di quattro nuove banche: nei quattro casi è avvenuta la separazione tra la parte positiva degli istituti e quella dei crediti in sofferenza e deteriorati, che sono stati convogliati in una sola bad bank. A ricostituire il capitale delle quattro banche è stato il Fondo di risoluzione – gestito da Bankitalia – con la maggior parte dei finanziamenti  arrivata dalle più importanti banche italiane: Unicredit, Ubi Banca e Intesa SanPaolo. In questo modo, è stato evitato che a pagare fossero i correntisti e i contribuenti.  Valore del salvataggio: 3,6 miliardi di euro.

Tuttavia, visto che l’operazione è avvenuta in base ad alcuni principi Ue sulla risoluzione degli istituti – in base a una comunicazione della Commissione europea del 2013, che entrerà ufficialmente il 1° gennaio del 2016 – sono stati chiamati a contribuire ai costi prima gli azionisti e poi gli obbligazionisti non privilegiati.

Risultato: azzerati bond subordinati per circa 770 milioni di euro, di cui 340 milioni in capo a circa 10mila piccoli risparmiatori, il resto agli investitori istituzionali, tra i quali spiccano anche le Fondazioni bancarie dei territori di riferimento delle quattro banche.

Azzerati ancora prima il valore delle azioni; in questo caso hanno perso l’investimento 105.000 azionisti, tra cui di nuovo, oltre alle suddette Fondazioni, molti piccoli risparmiatori.

Nel caso dei bond subordinati, il sospetto – o certezza – che tra l’altro i rendimenti non remunerassero neanche il rischio. Basti pensare che tra i bond subordinati emessi da Banca Etruria nel 2013, che ora non valgono più nulla, il prezzo di emissione era di 100, alla pari, con un cedola annua lorda del 3,50%, dunque con un rendimento a scadenza di poco superiore al 3,50%. Un rendimento davvero esiguo considerato il rischio e il costo de capitale prevalente che, nel caso di Banca Etruria, era sicuramente almeno del 10%.

E a proposito di Banca Etruria, la polemica colpisce anche il ministro Maria Elena Boschi, che difende sia l’esecutivo che il padre, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, affermando che il governo non fa “favoritismi” sulle banche.

“Non facciamo favoritismi, mio padre è stato vicepresidente (di Banca Etruria, ndr) per 8 mesi, fino a quando il governo ha commissariato la banca. E’ una persona perbene, sento disagio perché è finito sulle cronache non per quello che fa ma perché è mio padre”.

Renzi imperterrito continua a difendere il decreto, e nelle ultime ore ha affermato che i responsabili sono da un lato la Ue, che “ha scritto le norme attuali” sul salvataggio delle banche che non lasciano la possibilità di salvare azionisti e obbligazionisti subordinati delle banche fallite. E poi i governi italiani che negli anni scorsi, quando le regole Ue ancora lo consentivano, non ritennero di procedere come altri governi europei, a partire da quello della Germania,  che salvò gli istituti federali “con 270 miliardi di euro”.