Salva banche, si uccide pensionato. Accusa: “istigazione al suicidio”

10 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Non ce l’ha fatta, Luigino D’Angelo, pensionato di 68 anni, di Civitavecchia. Non ce l’ha fatta a vedere i risparmi di una vita andare in fumo: 110.000 euro di risparmi, tra obbligazioni, un lingotto d’oro e contanti. E così, quando ha avuto la certezza di aver perso tutto, ‘grazie’ al decreto salva-banche, questo correntista di Banca Etruria che aveva riposto fiducia nella sua banca per ben 50 anni, ha deciso di farla finita, e si è ucciso.

La notizia è stata riportata da Etruria News e ha sconvolto l’Italia intera, e non solo. Nel commentare la vicenda Jonathan Hill, commissario Ue ai servizi finanziari, ha detto chiaro e tondo che le quattro banche salvate dall’Italia, CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria, “hanno venduto prodotti inappropriati a persone che forse non sapevano cosa compravano” e questo ha avuto “conseguenze molto dure e difficili”.

Per l’Ue la colpa è del governo italiano. Hill ha detto infatti che

“E il governo italiano a essere alla guida” del processo di salvataggio”. E tutto. “ciò si collega a una questione più ampia sulla tutela dei consumatori e di come possiamo costruire un mercato più forte dei prodotti finanziari al dettaglio. E’ necessario che cittadini si sentano sicuri nell’investire, e a tal fine è necessario che ci siano sistemi che garantiscano che le persone sanno cosa comprano“.

D’Angelo ha deciso di farla finita impiccandosi alla scala della sua villetta dopo aver scoperto di aver perso tutti i suoi risparmi nel fallimento della banca. Non senza aver lasciato una lettera, che gli inquirenti hanno trovato nel suo computer. In essa, il pensionato ha raccontato la sua lotta -inutile – per rientrare in possesso dei suoi soldi. Così Paolo Gianlorenzo, direttore della testata online:

“La lettera è un atto di accusa nei confronti della banca Etruria. Il signore era un correntista da 50 anni e da mesi cercava di rientrare in possesso dei suoi soldi: aveva anche detto alla banca che era pronto ad accontentarsi di una somma più bassa. Inoltre accusa l’istituto di credito di avergli cambiato il profilo da basso ad alto rischio e di avergli addirittura mandato un funzionario da Arezzo per rassicurarlo che i suoi risparmi sarebbero stati in buone mani”.

Il suicidio è avvenuto lo scorso 28 novembre, ma Etruria News ha deciso di darne l’annuncio solo ieri sera:

“Sapevamo benissimo che il nostro articolo avrebbe suscitato tanto clamore. Quando un uomo si toglie la vita perché qualcuno gli ha portato via tutto non poteva non scuotere le coscienze delle persone. Quando a portare via tutto a quest’uomo, Luigino D’Angelo, 68enne di Civitavecchia non è un delinquente qualsiasi ma una banca e in questo caso Banca dell’Etruria allora la cosa non può che aggravare ulteriormente la portata di questa immensa tragedia. Dipendente dell’Enel, i sacrifici di una vita. Una villetta a schiera dove viveva con la moglie e la suocera 90enne in via Ugo La Malfa a Civitavecchia. E’ lui stesso a raccontare, nero su bianco il suo calvario. Sono le 16 e 20 del 28 novembre quando salva la lettera scritta sul suo Pc disposto nella sala piena di fotografie e ricordi suoi e di sua moglie Lidia. Alle 16 e 40 prende una corda, la lega nella ringhiera delle scale che conducono dal piano terra alla taverna e decide di farla finita. La moglie stava preparando i vestiti per la sera, dovevano uscire, andare a cena con gli amici e poi a ballare. Invece l’ha trovato ormai privo di vita e in preda al panico e alla disperazione ha chiesto aiuto”.

Etruria News continua:

“Sono arrivati subito gli aiuti ma inutili. Luigino aveva finito di vivere. Il sopralluogo degli agenti del commissariato di Polizia di Civitavecchia e del magistrato. Saranno loro a ritrovare la lettera scritta sul pc perché la moglie, incalzata dalle domande, si era ricordata di averlo visto scrivere proprio lì poco prima. Una lettera con molti refusi, segno di confusione e disperazione ma, allo stesso tempo, straordinariamente sintetica e concisa. Un duro atto d’accusa mosso a tutte quelle persone, dipendenti della Banca dell’Etruria, che con lui avevano avuto a che fare in questi ultimi mesi. Sì, perché quando la banca ha deciso di cambiare il suo profilo nell’investimento, da basso rischio ad altissimo, gli ha impedito, con mille scuse e mille espedienti (così ci racconta la moglie distrutta dal dolore) di rientrare in possesso del suo capitale di 110mila euro e un lingottino d’oro”.

LE REAZIONI: Reato di istigazione al suicidio?

Sulla morte del pensionato sono intervenute anche le varie associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, che hanno espresso le condoglianze per la tragedia che ha colpito “un risparmiatore di Civitavecchia che si è suicidato dopo aver appreso di aver perso i risparmi di una vita investiti nella Banca Popolare dell’Etruria e Lazio, oggetto dell’esproprio criminale del risparmio anticipato del bail-in”.

Le associazioni hanno anche chiesto al procuratore capo di Civitavecchia di aprire un’indagine per verificare se il decreto sulla risoluzione delle quattro banche sia “compatibile con le norme penali e con la Costituzione”. E, secondo quanto si apprende, la procura di Civitavecchia avrebbe formalmente aperto un fascicolo sulla vicenda.

In un post pubblicato su Facebook Matteo Salvini ha parlato di “suicidio di Stato”.

“Pensionato suicida a Civitavecchia perché, per colpa di Banca Etruria e di un governo assente, aveva perso i risparmi di una vita. Un suicidio di Stato. Domani (oggi per chi legge) alle 15.30 sarò ad Arezzo (corso Italia 179) per incontrare i risparmiatori fregati da Banca Etruria, dall’Europa e dal governo”.

La tragedia stride con le altre notizie delle ultime ore, che parlano dei compensi che vanno ai vertici delle nuove Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti, che in totale ammontano a 2,4 milioni di euro.  Precisamente, i compensi di un anno per  i Cda e i collegi sindacali delle quattro banche salvate dal governo, con il decreto salva banche, sono in media di 600.000 euro. Solo il presidente Roberto Nicastro ha uno stipendio di ben 400.000 euro.

A tal proposito il Codacons ha annunciato di aver presentato in merito “un esposto alla Corte dei conti”, che dovrà pronunciarsi sulla congruità degli stipendi. Così il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi:

“Dal momento che il salvataggio delle 4 banche è stato realizzato, a differenza di quanto vorrebbe far credere il governo, ricorrendo in parte a soldi pubblici, riteniamo doveroso coinvolgere la Corte dei Conti attraverso un apposito esposto. I cittadini hanno il diritto di sapere se i compensi elargiti ai vertici delle quattro nuove banche siano giustificati, e la magistratura contabile dovrà ora accertarne la correttezza e la congruità”.

La stessa Codacons ha deciso di presentare oggi stesso un esposto alla Procura della Repubblica “per il grave reato di istigazione al suicidio“, facendo riferimento all ‘art. 580 del Codice Penale, al fine di “accertare eventuali responsabilità di terzi nel suicidio del pensionato”, come ha detto Rienzi.

“In particolare vogliamo sapere se eventuali comportamenti di organi pubblici o soggetti privati abbiano potuto in quale modo contribuire al tragico gesto, spingendo l’uomo alla disperazione e quindi al suicidio. Si tratta di un episodio gravissimo, e il rischio maggiore è quello dell’emulazione. Per tale motivo è importante ricordare a chi in questi giorni ha perso tutti i risparmi a causa del salvataggio delle 4 banche, che non tutto è perduto, e che esistono azioni legali come quella avviata dal Codacons che mirano al recupero integrale degli investimenti“.

Intanto ieri Carmelo Barbagallo, responsabile della Vigilanza di Bankitalia, ha commentato:

L’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi nel salvataggio delle 4 banche in crisi “non è stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della Commissione Europea, da noi non condivisa. L’intervento del Fondo, insieme alle risorse di altre banche avrebbe consentito di porre i presupposti per il superamento delle crisi senza alcun sacrificio per i creditori delle quattro banche”, ma “ciò non è stato possibile”.

Di conseguenza:

“Data l’impossibilità di ricorrere a questo usuale meccanismo di salvataggio a fronte del rapido degenerare delle situazioni aziendali l’unita’ di risoluzione della banca d’Italia ha attivato, in tempi assai contenuti, i poteri introdotti dal nuovo quadro normativo europeo in materia di gestione delle crisi”.

Stando a quanto riporta l’Ansa che ha avuto accesso a un documento Ue, per l’Unione europea tre erano le strade per salvare le quattro banche italiane: una con fondi privati, una usando il fondo di tutela dei depositi, che comunque avrebbe fatto scattare la risoluzione e le perdite per gli obbligazionisti subordinati, la terza (poi percorsa) usando il fondo salva-banche. Un portavoce dell’Ue ha poi commentato:

“La decisione di far scattare la risoluzione delle 4 banche usando il fondo nazionale di risoluzione è stata presa dalle autorità italiane. Se vengono usati fondi di Stato per sostenere le banche, indipendentemente da dove essi provengano, si applicano le norme Ue compresa la ‘condivisione degli oneri'”.

Schiaffo ai risparmiatori da Padoan: non solo è colpa loro, ma avranno – forse- 30% rimborso

Alla luce di quanto è avvenuto certo non fa una bella figura il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che, due giorni fa, ha attribuito la responsabilità addirittura ai risparmiatori, colpevoli a suo dire di aver fatto scelte di investimento sbagliate.

Il ministro ha tenuto a precisare che qualsiasi misura di sostegno da parte del governo sarà di natura umanitaria, e non un risarcimento. Uno schiaffo in faccia ai risparmiatori, che da giorni stanno manifestando contro il decreto salva banche e che rivendicano di non aver saputo niente sulla reale condizione finanziaria in cui versavano gli istituti.

Stando a indiscrezioni, il governo starebbe intanto valutando l’opzione di ricorrere a un intervento che coprirebbe una parte delle perdite dei 130.000 risparmiatori che hanno sottoscritto i bond subordinati delle quattro banche, e che hanno perso qualcosa tra i 300 e i 330 milioni di euro.

L’emendamento Pelillo stanziava 120 milioni, 80 a carico delle banche e 40 a carico del Tesoro. Ma il Messaggero scrive che la cifra dovrebbe essere inferiore, per un totale di 100 milioni.

E chi pagherà il conto? Padoan vorrebbe che fossero le banche ad accollarsi il peso maggiore, 80 milioni, contro il contributo di 20 milioni da parte del Tesoro. Secondo indiscrezioni, si potrebbe arrivare però alla fine a una soluzione equa, ovvero 50 milioni dal governo e 50 milioni dalle banche.

Sarebbe alla fine comunque un contentino per i risparmiatori che riceverebbero il 30% dei risparmi azzerati.