Banche salvate, faccia tosta Padoan: risparmiatori hanno fatto scelte sbagliate

9 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Non si placano le polemiche e la delusione grande dei risparmiatori delle quattro banche che il governo Renzi ha salvato in extremis dal default, ossia Banca Etruria e del Lazio, Banca Marche, Banca Carife e Carichieti, sulle spalle però dei correntisti, che in pochi giorni hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita.

Per placare il malcontento dopo l’attuazione del salva banche, governo e maggioranza stanno studiando i possibili interventi da effettuare per ridare sollievo almeno in parte ai risparmiatori. Sul tavolo delle discussioni, la possibilità di intervento da parte di un Fondo con una dotazione di circa 100 milioni di euro, che sia partecipato dalle sole banche o anche allargato ad una partecipazione pubblica, che permetta così un rimborso di circa il 30% dell’esposizione dei piccoli obbligazionisti.

Rimane ancora ferma l’ipotesi avanzata nei giorni scorsi di introdurre per gli obbligazionisti delle quattro banche che hanno perso il loro capitale di fruire di un credito di imposta da far valere in compensazione nei periodi di imposta successivi. Il rischio però è di offrire una soluzione solo agli obbligazionisti subordinati delle quattro banche salvate e potrebbe perciò discriminare gli interventi passati.

L’altro rischio deriva dall’Unione europea che potrebbe censurare le nuove norme, creando così un precedente pericoloso e una disparità di trattamento tra i correntisti degli istituti di credito.

In ogni caso, qualsiasi sia la soluzione che si adotterà, sarà formalmente sganciata dal salvataggio dei quattro istituti di credito, come ha sottolineato il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, atteso sabato prossimo alla Camera per rendere al Parlamento le decisioni in merito del Governo. Padoan ha affermato nelle ultime ore che il sostegno da parte del governo non sarà un risarcimento o rimborso, ma una misura umanitaria :

“Deve essere chiaro che il governo sta studiando misure a sostegno delle fasce piu’ deboli dei risparmiatori interessati all’operazione di risoluzione, non si tratta di un risarcimento: si e’ trattato di un aspetto umanitario che non ha niente a che vedere con misure che potrebbero essere interpretate in contraddizione con la risoluzione in corso e di conseguenza in contrasto con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Continuando, il ministro ha detto che è necessario “riconoscere che c’e’ un gruppo di cittadini in difficolta’ economiche e che una misura del genere e’ equivalente a misure di sostegno della poverta’ che non interferiscono con il meccanismo finanziario della risoluzione”

Piu’ volte Padoan ha ribadito che “non si tratta di un rimborso dei costi sostenuti da risparmiatori che si sono trovati in una situazione nella quale hanno fatto scelte sbagliate”.

Con l’occasione il ministro farà anche il punto sul cosiddetto pacchetto sicurezza di circa 2 miliardi di euro che potrebbe finanziarsi interamente in deficit, portando così l’indebitamento netto dal 2,2 al 2,4% del Pil senza attendere però l’ok della Ue.

Intanto, il numero uno dell’Abi Antonio Patuelli, in un’intervista ad Avvenirem parla di comportamento bizzarro della Ue nei confronti del salvataggio dei quattro istituti bancari italiani.

“Le decisioni prese nel decreto ‘Salva banche? sono il frutto del comportamento bizzarro della burocrazia di Bruxelles e non dei governi, che non ha autorizzato il salvataggio ‘interno’, per tramite del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che era pronto sin da inizio estate e che sarebbe costato meno di oggi, anche perché ripartito nei bilanci sui dieci anni”.

Riguardo alla tutela dei clienti più deboli dei quattro istituti salvati, il presidente dell’Abi sottolinea che “per i casi che fossero accertati di indigenza, senza frequenza di investimenti rischiosi e ‘non idoneità’ delle operazioni esiste un solo binario: un provvedimento di tipo fiscale, molto attento ai profili di solidarietà e a carico della collettività”.

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