Banche venete, creata Eurozona a due velocità

28 Giugno 2017, di Daniele Chicca

Quando il governo italiano ha approvato un fondo Salva banche da 20 miliardi di euro lo ha fatto pensando alla minaccia populista anti establishment rappresentata dal MoVimento 5 Stelle. I piani di bailout, che richiedono l’intervento dei contribuenti, sono parzialmente impopolari ma almeno non mandano in fumo i risparmi di una vita dei correntisti con più di 100mila euro depositati in banca e di tutti gli obbligazionisti, come avviene invece con i piani di bail-in.

È per questo che a dicembre del 2016 il governo ha deciso che avrebbe prestato un mucchio di soldi al settore bancario in caso di bisogno, senza però ammettere mai che non era robusto come si voleva far credere. Il debito pubblico italiano tanto, dice Forbes, è talmente elevato che 20 miliardi in più non fanno la differenza.

In ogni caso la Bce ha approvato la misura e i titoli Btp sono sempre aiutati dai piani di acquisto di Bond di Mario Draghi, i quali tendono a tenere I rendimenti sotto controllo e quindi danno una mano importante al Tesoro italiano nelle sue operazioni di rifinanziamento del debito e di pagamento degli interessi. Una tragedia in stile greco è pertanto data per quasi impossibile.

L’importante per l’Italia era ed è, anche se questo significa far gonfiare il rapporto tra deficit e Pil, scongiurare una crisi del settore bancario. Le banche pesano sull’economia da tempo e sistemare questo potrebbe consentire all’Italia di tornare a crescere, offuscando le misure di austerity che l’Unione Europea potrebbe richiedere perché il deficit venga tenuto sotto controllo.

Il primo istituto del credito che sembrava candidato al salvataggio era MPS, che ha bisogno disperato di nuovi capitali per sopravvivere finanziariamente. A dicembre dell’anno scorso, vista l’importanza sistemica della terza banca d’Italia, le autorità europee hanno accordato l’intervento di ricapitalizzazione precauzionale alla banca di Siena. Il vice governatore della Banca d’Italia ha fatto sapere che l’accordo con l’Ue e l’approvazione del piano sono da considerare conclusi.

Questa ricapitalizzazione equivale ad aiuti pubblici, per questo c’è la necessità del placet dell’Ue. I contribuenti italiani dovranno sborsare 6,6 miliardi di euro, 2 miliardi dei quali saranno utilizzati per i risarcire i detentori di bond subordinati, che sono stati venduti loro come investimenti e risparmi sicuri. Nei paesi anglofoni è la banca a pagare per simili inganni, ma in Italia non va proprio così, si lamenta Forbes. Insomma, in Eurozona con il salvataggio pubblico delle banche venete si è di fatto già creata un’area a due velocità.

Era necessario salvare banche venete? Probabilmente no

Ora con le due banche venete si ripete lo stesso copione, ma con ancora più soldi in ballo. In totale il salvataggio costerà al paese, la terza economia dell’area euro, 17 miliardi. Si tratta di banche però molto piccole, che – al contrario di MPS – non avrebbero messo in ginocchio l’intero sistema bancario europeo. Il 23 giugno la Bce ha dichiarato che Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca dovevano essere liquidate perché non rispettavano più i requisiti di capitale.

Ai due istituti popolari è stato dato tempo per presentare piani di aumento di capitale, ma non sono riusciti a trovare capitali privati sufficienti. Nell’area euro, è il Single Resolution Board (SRB) che decide cosa va fatto con le banche insolventi. Se minacciano la stabilità del sistema bancario europeo, allora l’SRB prende la responsabilità del salvataggio nel rispetto della direttiva per le risoluzioni BBRD (Banking Resolution and Recovery Directive).

La direttiva richiede siano i creditori a pagare tramite un processo che va sotto il nome di burden sharing: almeno l’8% delle passività complessive devono essere ripagate con i soldi degli azionisti e degli obbligazionisti attraverso una riduzione del valore dei bond subordinati. Se necessario, anche del debito senior, e anche i risparmi dei conti correnti non assicurati. Solo se questi sforzi economici non sono sufficienti, allora si chiede l’intervento dei contribuenti.

Nel caso delle due banche venete l’SRB ha stabilito che non fossero sistematicamente importanti per l’Europa, perciò i funzionari europei se ne sono lavati le mani, chiarendo che non spettava a loro di salvare i due istituti in crisi di liquidità, bensì al governo italiano. A quel punto uno si sarebbe aspettato che le banche avrebbero fatto ricorso all’amministrazione controllata e che le perdite sarebbero state imposte ai creditori e agli azionisti, come capita in un processo tradizionale qualunque di bancarotta.

Non è andata così: anche se queste banche non sono importanti per l’UE, lo sono certamente per l’Italia. Sostenendo che un fallimento dei due istituti avrebbe devastato l’economia del Veneto, il governo le ha salvate e con esse i suoi risparmiatori. Non solo gente povera, però. Uno studio di Bloomberg ha rilevato che i detentori di obbligazioni bancarie delle due banche venete nel 2014 avevano un patrimonio superiore al doppio di quello dell’italiano medio.

Ma allora, si chiede con toni polemici Il Manifesto, “era proprio necessario intervenire al posto dei detentori di bond senior?”