Banche venete: salvataggio sempre più in dubbio

29 Marzo 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – La crisi delle due banche venete non è affatto finita con la conclusione dell’offerta agli azionisti dei due istituti. Si è chiuso ieri il termine per aderire all’offerta di transizione alla Banca Popolare di Vicenza e i numeri che ne derivano non sono stati soddisfacenti, non essendo stato raggiunto l’obiettivo minimo dell’80% indicato dalla stessa banca.

In particolare all’offerta, come si legge in una nota della Popolare veneta, hanno aderito azionisti per il 68,7% di quelle incluse nel perimetro dell’offerta rispetto ad un target del 70%. La banca inoltre nel 2016 ha perso ben 1,9 miliardi di euro e la raccolta è calata di circa 9 miliardi a 52,8 e con la situazione inerente la liquidità in peggioramento con un liquidity ratio a fine anno a 37,9% da 113,3% al 30 giugno.

Da parte sua, Veneto Banca ha visto una percentuale di adesioni un pelo più alta, del 73%, alla sua offerta di transazione che scadeva ieri, 28 marzo: 54.359 sono gli azionisti che hanno accettato la proposta, in cambio dell’impegno a non chiedere più rimborsi per le perdite subite. Sono portatori del 67,6% delle azioni comprese nel perimetro dell’offerta. Al netto delle posizioni non rintracciabili – spiega la banca – , la percentuale degli azionisti aderenti sarebbe invece pari al 75% circa del totale, corrispondenti al 68,2% delle azioni rientranti nel perimetro dell’Offerta di Transazione.

Nel Cda in programma l’11 aprile si deciderà in merito alla rinuncia alla condizione sospensiva rappresentata dal raggiungimento della soglia dell’80% delle adesioni e di procedere, conseguentemente, al versamento del riconoscimento economico spettante agli azionisti che abbiano aderito all’Offerta. I primi di marzo il gruppo ha anche costituito un fondo da 30 milioni di euro a sostegno degli azionisti che versano in condizioni disagiate. L’iniziativa, subordinata all’efficacia dell’Offerta di Transazione, si basa sulla consapevolezza della presenza di situazioni di impoverimento e grave disagio sociale che coinvolgono alcuni azionisti risparmiatori di Veneto Banca, oltreché sulla forte volontà di ricostruire un rapporto di fiducia tra la Banca e i suoi soci risparmiatori”.

Banche venete: ricapitalizzazione precauzionale in forse

Non si dipanano così i dubbi sulla possibilità di accedere alla ricapitalizzazione precauzionale, richiesta anche da Veneto Banca alla Bce e alle autorità europee. Il destino delle due banche venete si conoscerà solo nelle prossime settimane. Prima i due istituti devono ottenere la preventiva autorizzazione da parte della Direzione generale della Concorrenza della Commissione Ue che deve verificare la compatibilità dell’intervento con la normativa in materia di aiuti di stato.

Rimangono appesi ad un filo così circa 94mila soci della Popolare di Vicenza, e 81mila di Montebelluna. Se poi dovesse essere accettata la ricapitalizzazione precauzionale la normativa prevede che l’aumento di capitale, stimato attorno ai 5 miliardi di euro, debba coinvolgere anche i detentori di bond subordinati.

Secondo un report di JP Morgan, Veneto Banca aveva circa 750 milioni di bond subordinati contro i 547 milioni di Tier2 di Popolare di Vicenza. Per un totale di 1,2 miliardi di obbligazioni che rischiano di essere convertiti in azioni. E per i bond senior? In tal caso sembra che, Popolare Vicenza possa contare su un totale di 7 miliardi circa mentre Veneto Banca su 6,2 miliardi, per un totale di 13,2 miliardi.

Le due banche venete vorrebbero evitare a tutti i costi il bail-in, decurtando eventualmente proprio i bond senior. Non resta che attendere le decisioni di Bruxelles, che dovrà valutare tra le altre cose se le due banche venete possono essere considerate sistemiche, condizione essenziale per poter ricevere una mano dallo Stato nella forma di una ricapitalizzazione precauzionale.