Banche tedesche, quasi il 60% applica i tassi negativi

19 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

Quasi il 60% delle banche tedesche applica tassi di interesse negativi sui depositi dei clienti corporate e oltre il 20% fa lo stesso sui conti correnti della clientela retail.

È quanto emerge da un sondaggio pubblicato dalla Bundesbank, ripreso dal Financial Times, dal quale emergono indicazioni più chiare sulle politiche adottate dagli istituti di credito  tedeschi.

In particolare, la Bundesbank ha passato in rassegna 220 istituti di credito, due settimane dopo che la BCE aveva ridotto il tasso sui depositi dal -0,4% al minimo storico di – 0,5%.

In risposta, il 58% delle banche ha affermato di applicare tassi negativi su alcuni depositi societari e il 23% ha dichiarato di fare lo stesso con la clientela retail.

Mentre la maggior parte delle banche sta trasferendo tassi negativi solo a istituzioni, società o individui con grandi depositi, questa pratica si è rivelata particolarmente controversa in Germania, dove la BCE è stata attaccata per aver penalizzato i risparmiatori più prudenti.
Il tabloid tedesco Bild ha raffigurato Mario Draghi, il presidente della BCE recentemente in pensione, come “Conte Draghila”, un vampiro che succhia i conti dei risparmiatori.

Tassi negativi, introdotti per la prima volta nel 2014

I tassi di interesse negativi sono stati introdotti per la prima volta nella zona euro nel giugno 2014 per dare impulso a un’economia in frenata. L’obiettivo era quello di spingere le banche a prestare più denaro, anziché lasciare liquidità parcheggiata presso la banca centrale.

Ma l’effetto a catena è stato quello di intaccare ulteriormente i profitti già tesi delle banche europee. Secondo Biallo.de, un sito web tedesco di comparazione dei prezzi, 140 istituti di credito in Germania hanno già iniziato a addebitare tassi di interesse negativi.

A questo proposito, Luis de Guindos, vicepresidente della BCE, ha dichiarato  che la redditività delle banche europee è stata “persistentemente bassa” e il loro rendimento aggregato sul patrimonio netto è sceso al di sotto del 6% nell’anno fino a giugno.
Per de Guindos, i tassi di interesse negativi non sono la causa principale questo trend, quanto piuttosto una mancanza di consolidamento e costi gonfiati rispetto ai rivali statunitensi e nordici.