Banche svendute in Borsa, distrutta credibilità stress test

2 Agosto 2016, di Daniele Chicca

MILANO (WSI) – Se l’obiettivo degli stress test dell’Eba era quello di rassicurare gli investitori sulla solidità del settore bancario in Europa e aumentare la fiducia nel comparto, il tentativo non è certo riuscito. Anzi, a giudicare dai primi due giorni di Borsa post esami dei bilanci è fallito miseramente. Il sistema bancario interconnesso è fragile e non in buona salute come Mario Draghi e i governi vogliono fare credere.

Le sofferenze e le difficoltà a generare redditività in un contesto di tassi zero sono evidenti. Gli stessi vertici delle banche se ne sono lamentati. E lo stesso premier Matteo Renzi ha ammesso che Mario Monti poteva mettere in sicurezza con i soldi pubblici il settore finanziario italiano quando poteva, quando c’erano ancora in vigore il regime del bail-out.

Ora che è entrato in moto il regime del bail-in, le autorità italiane non si sognano nemmeno, in particolare in vista di un voto decisivo come quello sul referendum costituzionale, di ricorrere a una misura impopolare come quella del bail-in, che chiede aiuto a obbligazionisti (ossia anche i risparmiatori) e i correntisti con più di 100 mila euro in portafoglio.

Malgrado le promesse del governo Renzi i titoli delle banche italiane sono stati sospesi per eccesso di ribasso in Borsa. Mps ha toccato punte al ribasso del -16%, mentre Unicredit – anche per via delle voci insistenti circa la necessità di reperire 6-8,5 miliardi di capitali freschi – cede circa il 7. Il settore europeo nel suo complesso (indice EuroStoxx bancario) lascia sul campo il 2,6% dopo aver perso il 2,5% ieri. Il comparto è in calo del 7% dai massimi post stress test di lunedì mattina. A pesare sono le notizie di un profit warning di Commerzbank. 

Wall Street Italia ha fin da subito dato voce a quegli analisti che denunciavano gli stress test per essere una mezza farsa (lo scenario avverso non ha tenuto conto né dell’impatto della Brexit, né di un periodo prolungato di tassi negativi) e per aver comunque evidenziato una certa fragilità del sistema italiano (in media i cinque istituti di credito della terza economia dell’area euro hanno riportato un livello di capitale Tier1 basso, del 7,6%, migliore solo di Austria e Irlanda).

Unicredit, oltre ad avere i suoi problemi patrimoniali interni, si è anche impegnata a promettere fondi ad altri istituti italiani bisognosi di capitali freschi. Il valore dei titoli è stato più che dimezzato dall’11 marzo a oggi. Da parte sua Mps ha varato un piano di salvataggio che inizialmente ha convinto i mercati, i quali però ora incominciano a chiedersi evidentemente chi veramente ha il coraggio di partecipare all’aumento di capitale da 5 miliardi e comprare azioni Mps.

Senza contare che il fondo Atlante istituito dalle autorità uscirà prosciugato dall’intervento, non potendo avere quindi più le risorse necessarie per agire nel caso in cui la situazione precipiti o qualora si verifichi uno choc esterno (1 miliardo di euro non basterebbero). Il tutto mentre la seconda banca di Germani ha lanciato un profit warning. Il risultato è che i titoli del comparto sono ai minimi storici.

In Borsa il titolo Commerzbank paga la trimestrale deludente, mentre il taglio delle previsioni della seconda banca tedesca grava sulla fiducia degli investitori nei confronti delle capacità delle banche di essere redditizie. Il titolo perde il 5% circa anche se il suo CFO ha cercato di rassicurare i mercati dicendo che la banca non va percepita come rischiosa dagli investitori. Credit Suisse e Deutsche Bank vanno giù di anche il 5% dopo che i due titoli sono stati rimossi dall’indice paneuropeo di riferimento EuroStoxx 50.