Banche italiane: non solo Npl, è un altro il rischio maggiore

26 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

Ci sono serie opportunità e valide ragioni per investire in Italia e tra queste si annovera in primo luogo il grande sforzo compiuto negli ultimi anni per sostenere le banche e ridurre l’ammontare totale dei crediti deteriorati.

A parlare così è Giancarlo Giorgetti, sottosegretario in quota leghista che ha recentemente incontrato diverse centinaia di investitori presso l’ambasciata italiana a Londra. La missione di Giorgetti nel Regno Unito, come riporta il Financial Times, è stata quella di calmare gli investitori dopo il braccio di ferro intercorso tra il governo di Roma e Bruxelles sulla legge di bilancio. E in questo momento di tensione da maggio a dicembre dello scorso anno, le azioni delle maggiori banche italiane, tra cui UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubi Banca e Intesa Sanpaolo, sono diminuite di un terzo, ma quest’anno sono rimbalzate dell’11 per cento.

Il regalo di Draghi all’Italia: i TLTRO

Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha fatto un ultimo regalo d’addio al sistema bancario italiano prima della fine del suo mandato, annunciando una nuova serie di prestiti pluriennali a basso costo alle banche nel tentativo di stimolare la crescita, i cosiddetti TLTRO.  Secondo Tom Kinmonth, analista di ABN Amro, questo terzo ciclo di operazioni di finanziamento a lungo termine mirate, aiuta principalmente le banche italiane perché a differenza di molti rivali europei, i costi di finanziamento sono superiori ai prestiti a basso costo offerti dalla BCE.

“Le banche italiane sono le uniche banche della zona euro a beneficiare sostanzialmente del programma TLTRO-3″.

Il rischio politico rimane però la più grande minaccia per il settore bancario italiano che in quattro anni ha visto ben 11 istituti liquidati o salvati attraverso un’acquisizione o l’arrivo di un grande investitore. Il più grande di questi, il Monte dei Paschi di Siena rimane al 70% di proprietà dello Stato e il governo intende mantenerlo così a lungo termine. Poi ci sono stati i salvataggi delle due banche venete, Veneto Banca e la Popolare di Vicenza, vendute ad Intesa Sanpaolo, la più grande e più solida banche d’Italia.  Nel frattempo, Banco BPM ha concluso la sua fusione e ci sono ancora piccoli istituti problematici che richiedono soluzioni, come Banca Carige deve trovare un acquirente entro il prossimo mese. Ma non ci sono rischi sistemici dicono gli analisti.

Ma le nuvole all’orizzonte sono altre. L’attenzione dell’Europa è passata dai “non performing loans” ai prestiti “unlikely to pay”, le probabili inadempienze riferite generalmente a società in difficoltà. Luigi Zingales, economista presso l’Università di Chicago, sostiene che il tessuto industriale italiano rischia di essere degradato da una cattiva gestione dei prestiti. Da qui l’imperativo è garantire il rilancio delle imprese in difficoltà, un test cruciale per il sistema bancario italiano e per la l’economia del paese.