Banche italiane, in scadenza 250 miliardi di liquidità Bce

30 Agosto 2018, di Alberto Battaglia

Nate per fornire liquidità a bassissimo costo per le banche e sostenere direttamente e in modo “mirato” (“targeted”) l’economia reale, le Tltro rischiano di presentare il conto agli istituti medio-piccoli, e in un futuro non troppo lontano. Lo ha ricordato una nota dell’agenzia di rating  Moody’s nella quale si afferma che le banche italiane saranno chiamate a restituire alla Bce 250 miliardi di euro di prestiti Tltro fra il giugno 2020 e il marzo 2021.

Secondo quanto affermato da Moody’s le banche italiane hanno ricevuto un terzo di tutte le Target Long Term Refinancing Operations erogate dalla Bce: più di ogni altro sistema bancario dell’area euro. Tali prestiti a basso costo garantiti da Mario Draghi “non solo hanno stabilizzato il funding e i profili di liquidità delle banche italiane, ma hanno anche rinforzato la loro redditività”.

Secondo il vicepresidente e senior credit officer di Moody’s, Fabio Iannò, ripagare il funding alla Bce metterà ulteriore pressione alla già “debole redditività” delle banche “in quanto dovranno parzialmente sostituirlo con debito più caro secured e unsecured”. I punti deboli della redditività delle banche italiane, ricorda l’analista, sono i bassi margini d’interesse, i costi di ristrutturazione e l’elevata probabilità di subire perdite sui crediti erogati.

Queste vulnerabilità faranno sentire il proprio peso sulle banche “più appoggiate” alle Tltro, dalle quali vanno esclusi due grandi istituti, Unicredit e Intesa Sanpaolo.

“Per gli istituti di credito più piccoli reperire sul mercato all’ingrosso risorse adeguate a rimpiazzare i Tltro potrebbe dimostrarsi più difficile, spingendole a contrarre i propri bilanci e ad aumentare i depositi”, ha avvertito Moody’s, che però si aspetta che la Bce continui a fornire liquidità alle banche anche dopo la scandenza delle Tltro “attraverso le operazioni di rifinanziamento a breve termine o altri canali”.

La sostituzione di grandi quantitativi di funding, conclude l’agenzia di rating, sarebbe però negativa per il merito di credito delle banche.