Banche italiane, in quarantena 360 miliardi sofferenze

11 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Tutto è pronto per la costituzione di un fondo privato a sostegno del travagliato settore bancario italiano, una sorta di anello di protezione da ultima spiaggia che nella speranza del governo aiuterà a risolvere il problema di carenza di liquidità e ingenti sofferenze bancarie di cui soffrono alcuni degli istituti di credito più fragili del paese.

I vertici di grandi banche italiane, di compagnie di assicurazione e di altri investitori istituzionali privati sono attesi oggi al ministero dell’Economia, dove saranno presenti anche rappresentanti della Banca d’Italia e della Cassa depositi e prestiti, per definire le modalità in cui verrà creato il fondo volto a sostenere aumenti di capitale e cessioni di sofferenze, pari a 360 miliardi di euro.

Il grande peso dei non-performing loans in portafoglio, pari a circa il 18% del Pil italiano secondo le stime dell’Fmi, minaccia la redditività delle banche e ne limita le attività creditizie, alimentando i timori circa la situazione patrimoniale del settore. A dimostrazione di una perdita di fiducia dei mercati nei confronti del settore italiano, ci sono i numeri. Nel 2016 i titoli degli istituti quotati hanno perso il 40% del loro valore in Borsa.

A essere in crisi di liquidità sono le banche popolari come Popolare di Vicenza e Veneto banca,  che lanceranno a breve piani di aumento di capitale. Altri come Banca Carige e Monte dei Paschi , devono alleggerire i loro bilanci da una mole di sofferenze per poi poter avviare più proficuamente una fase di aggregazioni. Il nuovo fondo da “5 miliardi al massimo” di quota equity, secondo quanto riportato da Reuters, è pensato soprattuto per loro. A Piazza Affari viaggiano in gran rialzo Mps (+7% circa), Ubi Banca e Banco Popolare (oltre +8%).

La Cassa depositi e prestiti, che sta offrendo supporto tecnico al progetto e non “supererà un impegno di 300 milioni”, sarà anche azionista di minoranza del fondo, perché come riporta Reuters “intende dare una rapida soluzione ad alcune criticità del sistema bancario che ancora alimentano la sfiducia verso le banche italiane”. In Europa c’è negli ultimi anni una mania per le bad bank e i fondi di salvataggio questo tipo.

Evitare flop spagnolo o bail-in come l’Austria

Il piano del capo del Tesoro Pier Carlo Padoan è infatti reminiscente dello schema della bad bank Sareb (Sociedad de gestión de activos procedentes de la reestructuración bancaria) istituito in Spagna, un piano che però è fallito miseramente più volte. Si tratta di un istituto creato nel 2012 per aiutare quattro istituti in crisi, Bankia, Catalunya Banc, NGC Banco – Banco Gallego e Banco de Valencia. Il suo ruolo è stato quello di comprare titoli e crediti tossici dalle banche con l’aiuto dello stato. L’obiettivo del fondo è quello di massimizzare il valore degli asset tossici per ridurre i costi del governo nel piano di aiuto alle banche nazionalizzate.

Nel caso italiano la bad bank potrà contare sul contributo di capitali privati, come gestori, banche e compagnie di assicurazione, un approccio indispensabile visto che l’Italia ha un debito pubblico pari al 132,5% del Pil, di molto oltre i limiti imposti in area euro.

Una soluzione cuscinetto è inevitabile perché la sola MPS, la terza maggiore banca del paese, ha iscritti a bilancio 50 miliardi di euro di crediti inesigibili su 170 milirdi di attivi. In poche parole è un istituto “too big to fail”.

È un momento storico non solo per l’Italia. Con l’introduzione dei regimi del bail-in, piani di salvataggio delle banche in crisi che prevedono la partecipazione di correntisti e creditori e non più contribuenti, si rischia di scatenare una corsa agli sportelli e un effetto domino nel sistema bancario europeo.

 

L’Italia cercherà di evitare che accada quanto successo in Austria, che ha dovuto imporre una svalutazione del 54% ai creditori di obbligazioni ‘senior’ nell’ambito del nuovo piano di bail-in europeo.

Se l’Italia dovesse ricorrere alla “soluzione austriaca” anche per Mps o istituti più importanti delle quattro banche regionali salvate a fine 2015, rischia di provocare un effetto a catena deleterio per l’intera Eurozona.

Con il piano del fondo privato che verrà annunciato probabilmente oggi, il governo Renzi vuole proprio evitare scenari catastrofici del genere. L’idea è quindi “isolare” il problema, nella speranza che il cancro da 360 miliardi di sofferenza bancarie si risolva da solo, eliminando la necessità di ricorrere a nuovi piani di bail-in.

Fonti: Financial Times, Reuters