Azionario Europa meglio degli Usa? I gestori ci credono ancora

4 Ottobre 2017, di Alessandro Piu

Nonostante da inizio anno Wall Street abbia fatto meglio di molti indici europei nonché dell’Euro Stoxx 50, i gestori confermano la loro preferenza per le azioni del Vecchio continente

L’azionario d’Europa è, da almeno un anno, il mercato preferito dai gestori. Quello su cui si va a caccia di rendimento, negato sul versante obbligazionario dai bassi tassi di interesse. L’azionario Usa, per contro, viene guardato con timore e dato, da molti e da molto tempo, come arrivato a fine corsa.

Eppure le performance da inizio anno smentiscono, finora, le attese dei money manager. Mettendo a confronto i principali indici di Europa e Stati Uniti si scopre che il migliore è al momento il Nasdaq Composite con un guadagno del 21% circa. Più contenuto il rialzo di Dow Jones Industrial ed S&P 500, rispettivamente a +16,5% e +15% circa, ma comunque superiore a quello di Cac 40, Dax, Euro Stoxx 50 e Ibex. Unica eccezione è Piazza Affari che da inizio anno segna un guadagno del 20%.

Gli assi nella manica dell’azionario europeo

Prima o poi l’azionario europeo darà soddisfazione agli investitori, facendo meglio di Wall Street. O forse sarà Wall Street a fare peggio delle azioni del Vecchio continente.

Il contesto in cui si muovono i due mercati è infatti cambiato secondo Didier Rabattu, global head of equities di Lombard Odier: “La crescita in ripresa dell’Europa, la maggiore fiducia da parte delle aziende e la politica monetaria accomodante sono segnali di una dinamica positiva per gli investimenti, non ancora scontata in valutazioni positive del mercato azionario europeo. I timori degli investitori legati alla crescente ondata di populismo in occasione delle elezioni austriache, olandesi e francesi si sono dimostrati infondati, così come le paure relative alla Brexit, quanto meno per l’Europa continentale”.

Sul fronte politico, in realtà, ci sono ancora sul tavolo due grossi interrogativi. La contrapposizione tra indipendentisti catalani e governo centrale in Spagna e le elezioni in Italia, che si dovrebbero tenere a primavera e sulle quali l’incertezza è elevatissima.

Il confronto con gli Usa

Più ancora che il mutato clima economico e politico in Europa, che come detto presenta ancora alcune ombre, è la sfiducia nelle capacità di Wall Street di proseguire al rialzo che rende preferibile investire nel Vecchio continente.

“Il primo semestre del 2017 ha visto l’Europa crescere più velocemente rispetto agli Stati Uniti, dopo che, nel 2016, il Vecchio Continente aveva già sorpassato la maggiore economia mondiale. In termini di mercati azionari, le valutazioni dei titoli – ovvero il prezzo delle azioni di una società – non sono eccessive, né rispetto ai valori storici regionali, né al confronto con le controparti statunitensi” commenta Olivier de Berranger, chief investment officer di La Financiere de L’Echiquier.

Ad oggi, negli Stati Uniti quasi l’80% della performance del mercato è concentrata nel primo 10% di apporti positivi. A titolo esemplificativo, i famosi Faang – Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google, che rappresentano circa l’11% della capitalizzazione di mercato dell’indice S&P 500  – hanno contribuito per circa un terzo alla performance S&P 500. Al contrario, la performance in Europa e nei mercati emergenti è più ampiamente diffusa e sono molti i settori che offrono valore” aggiunge Rabattu.

Peraltro la corporate Usa rimane in attesa della riforma fiscale di Trump che, dopo, una lunga attesa, solo di recente ha mosso i suoi primi passi. “Crediamo che un’ulteriore crescita delle azioni statunitensi sia improbabile. Viste le difficoltà legislative che il presidente Trump ha dovuto affrontare nei primi 100 giorni in carica, non pensiamo che sarà attuato alcuno stimolo significativo prima della metà del 2018, e questo avvalora ulteriormente l’idea di investire nell’azionario europeo”.

Azioni europee ma quali?

Per la selezione delle azioni europee sulle quali investire de Berranger sottolinea che “l’Europa ospita moltissime società, tante poco comprese o inflazionate, ma comunque abituate a operare in un contesto politico incerto. Inoltre, molte società europee quotate in borsa generano una quota significativa del proprio fatturato dal mercato globale e ciò significa che il loro successo dipende meno dalla salute delle economie nazionali europee”.

Rabattu si spinge un passo più in là indicando come preferibili “le aziende in grado di generare un ritorno economico strutturalmente superiore al costo del capitale. Un esempio sono le aziende del settore sanitario, in particolare quelle che offrono servizi sanitari e apparecchiature, che secondo noi offrono un’opportunità di valore. Le aziende industriali con una buona diffusione e solide quote di mercato potrebbero invece beneficiare della ripresa del mercato. Al contempo, le istituzioni finanziari, che rappresentano il 25% circa del mercato, rappresentano un settore a cui prestare particolare attenzione quando si decide cosa acquistare. Alcune banche offrono opportunità interessanti, con una solida presenza in mercati molto ristretti, mentre altre stanno riducendo le attività concentrandosi invece sulla ristrutturazione. Si tratta dunque di un settore tutt’altro che omogeneo”.