Automazione lavoro, la ricetta di Bill Gates: “I robot paghino le tasse”

21 Febbraio 2017, di Mariangela Tessa

I robot che “rubano” posti di lavoro agli esseri umani dovrebbero pagare le tasse. Parola di Bill Gates, il fondatore di Microsoft, che entra nel dibattito in corso a livello mondiale sull’ascesa dei robot nelle fabbriche a scapito degli umani.

”Al momento se un lavoratore umano guadagna 50.000 dollari lavorando in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se un robot svolge lo stesso lavoro dovrebbe essere tassato allo stesso livello”, spiega Gates in un’intervista al sito di news Quartz, secondo il quale l’uso di robot può aiutare a liberare un numero maggiore di persone per altri tipi di lavoro, che solo gli esseri umani possono svolgere.

Fra questi l’insegnamento, la cura degli anziani e delle persone con esigenze speciali. L’uso di robot ”può generare profitti con risparmi sul costo del lavoro” e quindi i robot potrebbero pagare imposte minori di quelle umane, ma dovrebbero pagarle, dice Gates che aggiunge: “Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa”.

L’automazione del lavoro crea preoccupazioni per via dei numeri. E le occupazioni più in pericolo – affermano i critici – sono quelle meno retribuite: il rischio è quindi che l’introduzione dei robot possa ampliare il divario fra poveri e ricchi.

Secondo McKinsey meno del 5% delle occupazioni attuali sono candidate per una completa automazione usando ”l’attuale tecnologia”. Guardando avanti, pero’, il 45% delle attività per cui la gente è retribuita può essere automatizzata usando ”tecnologie già sperimentate”.

Secondo gli esperti sono almeno 8 milioni negli Stati Uniti e addirittura 15 milioni in Gran Bretagna i posti di lavoro messi a rischio dall’Intelligenza artificiale.

Un problema affrontato anche dall’ Unione europea che sta studiando le possibili contromisure, non ultima la tassazione proprio come proposto dal fondatore di Microsoft.