Daniele Chicca pagina 107
Problema NPL sotto controllo, incertezze politiche hanno riacceso timori ma il trend è positivo. L’unico vero problema riguarda il contesto macro.
A Jackson Hole Jerome Powell, presidente della Fed, ha dato dei segnali poco rassicuranti sul futuro dell’economia e della finanza americana e mondiale.
Colin Kaepernick, il simbolo delle proteste per le violenze dei poliziotti Usa contro gli afroamericani, è diventato il testimonial della società di abbigliamento sportivo: ma a livello di brand la campagna è un boomerang.
La pioggia di vendite non ha interessato solo i soliti noi, la lira turca e il peso argentino, ma anche il peso messicano e il rand sudamericano. Ed è così che i cali odierni sono nel complesso i più pesanti da inizio agosto (vedi grafico).A influire negativamente sulle monete emergenti sul Forex sono il rafforzamento
VIDEO: l’investitore miliardario non è preoccupato per il futuro dell’America e non lo è neanche per i massimi assoluti toccati dai listini azionari.
La Turchia non può permettersi di aspettare oltre. I dati economici e il crollo della lira turca potrebbero finalmente convincere le autorità a serrare la cinghia in materia di politica monetaria. Erdogan se ne dovrà fare una ragione: la Turchia dovrà cedere alle pressioni dei mercati finanziari e alzare i tassi di interesse.Una manovra di
Per una volta governo italiano e Ue d’accordo: unica soluzione il dialogo. Presidente della Camera Fico: crisi libica “un problema che ci ha lasciato la Francia”.
Lo dice un sondaggio condotto da Reuters sulla Brexit: Banca d’Inghilterra aspetterĂ probabilmente fino a dopo la Brexit prima di alzare il costo del denaro
Gli asset finanziari italiani, dai titoli azionari ai Btp, rubano la scena martedì 4 settembre, con le rassicurazioni del governo sul deficit che hanno rassicurato gli investitori. Il vice premier Matteo Salvini ha detto che l’intenzione è quella di “sfiorare dolcemente” il tetto del rapporto deficit Pil del 3% mentre il suo omologo Luigi Di
Un deficit tra il 2,25% e il 3% del Pil nel 2019 significa guai per gli obbligazionisti italiani