Decretone: via l’assegno di ricollocazione per disoccupati in Naspi

11 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

Il cosiddetto “decretone” ha messo da parte una delle politiche attive del lavoro previste dal Jobs Act renziano, l’assegno di ricollocazione. Grazie a questo sussidio, il disoccupato (in Naspi da almeno 4 mesi) può richiedere un “buono” spendibile per un’assistenza al ricollocamento nel mercato del lavoro. L’assegno di ricollocazione, dunque, viene percepito dal centro di ricollocamento o dall’agenzia privata nel momento in cui trova una nuova occupazione al richiedente. Il valore del buono è variabile fra 250 e 5mila euro. Il nuovo decreto circoscrive l’utilizzo di questo assegno ai soli percettori del reddito di cittadinanza, escludendo così quei lavoratori in Naspi che avevano potuto godere del beneficio. (Nel video in basso, la spiegazione curata dall’Anpal sul funzionamento dell’assegno).

Al momento, secondo le cifre citate dal Sole 24 Ore, risultano richiesti 6-7 mila assegno di ricollocazioni da parte dei disoccupati, cui si aggiunge un altra categoria di percettori potenziali, i lavoratori in Cassa integrazione (altri 1.150 assegni).

Siccome a richiedere l’assegno di ricollocazione risulta un disoccupato su 10, si può stimare che ogni anno 100mila soggetti non avranno più la possibilità di godere del buono. Una misura che resta, come detto, appannaggio dei disoccupati più deboli – che possono accedere al reddito di cittadinanza.

“L’assegno di ricollocazione sta iniziando a diffondersi; per questo, mi auguro che il provvedimento possa essere corretto per estendere la copertura a tutti i disoccupati”, ha auspicato il Favorevole il presidente uscente di Anpal, Maurizio Del Conte.