Aperto vaso di Pandora in Asia: corsa agli sportelli

1 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Con la mossa a sorpresa della settimana scorsa, la Banca del Giappone potrebbe avere aperto inconsapevolmente il vaso di Pandora, spingendo gli investitori – famiglie e imprese – a correre a prelevare i loro risparmi e denaro dalle banche.

Non solo non otterrà quindi uno sperato rilancio della sua economia anemica, la terza al mondo, ma potrebbe scatenare una fuga di capitali sulla falsa riga di quanto avviene già in Cina. È la preoccupazione dell’analista di Deutsche Bank in Giappone Mikihiro Matsuoka.

“Siamo preoccupati che la rimozione esplicita dell’ultimo limite ai tassi di interesse nominali abbia aperto il vaso di Pandora”.

Le conseguenze di una simile politica scellerata potrebbero essere infatti più negative che positive. I margini di interesse netti delle banche – componente fondamentale per capirne la potenzialità redditizia, essendo una misura del rapporto tra ricavi e costi – finiranno per restringersi.

“Con l’obiettivo di base monetaria della Bank of Japan che continua ad ampliarsi al ritmo di 80 mila miliardi di yen l’anno, anche la tassa sulle società del credito lo sta facendo. Il margine di interesse netto medio delle banche commerciali nipponiche è più basso rispetto alle concorrenti di altri paesi”.

Difficilmente si arriverà a una combinazione di riduzione delle riserve in eccesso chieste dalla banca centrale agli istituti finanziari e un aumento dei prestiti nei bilanci dei gruppi del credito. Insomma, le banche non possono fare nulla per questa tassa addizionale che è stata loro imposta e che assomiglia da vicino a una tassa sugli asset finanziari.

Banconote o valuta in circolazione nel mondo (Immagine: Deutsche Bank)

Fuga di capitali in tutta l’Asia?

Per evitare di pagarla dovranno ridurre le riserve in eccesso, una cosa che però la banca centrale non permetterebbe mai. Finché l’espansione della base monetaria continua, il risultato più probabile di un contesto di tassi di interesse  negativi sarà un incremento sia delle riserve in eccesso sia dei prestiti.

Affinché la politica monetaria continui ad espandersi, bisogna che ci siano entità pronte a vendere bond governativi alla Banca centrale giapponese. Un calo della curva dei rendimenti potrebbe spingere le banche a vendere titoli di Stato controvoglia, sicuramente con una maggiore riluttanza,

L’effetto di questa politica di tassi negativi  potrebbe essere un boomberang e finire per incoraggiare famiglie e imprese a parcheggiare i loro asset e beni offshore, in uno scenario di corsa agli sportelli silenziosa.

Se i tassi resteranno negativi a lungo, le banche commerciali potrebbero vedersi infatti costrette a imporre tassi negativi sui depositivi. Ciò finirebbe per costare caro ai correntisti, i quali si troveranno pure loro costretti a dover sborsare una sorta di tassa sui loro asset per poterli mettere al sicuro.