Germania teme per le sue banche. Crea “bad bank”

9 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – La Germania starebbe creando una sua propria “bad bank”. E’ quanto riporta in via esclusiva Handelsblatt, precisando che la principale associazione bancaria privata del paese sta lavorando sul progetto, al fine di convogliare gli asset non performanti delle banche tedesche in difficoltà nel nuovo istituto, così salvandole.

Secondo le fonti, la bad bank, la prima in Germania, avrà un capitale iniziale di 25 milioni di euro e sarà chiamata EIS-Einlagensicherungsbank (ovvero EIS banca di assicurazione sui depositi).

Dirk Cupei, responsabile della divisione di stabilità dei mercati finanziari presso l’associazione, ha riferito a Handelsblatt che l’EIS:

“potrebbe diventare attiva in vista di possibili difficoltà delle banche, per conto del fondo di assicurazione sui depositi”.

Tale fondo è stato creato più di diceci anni fa al fine di garantire i depositi dei clienti delle banche, in caso di loro default.

L’Associazione bancaria della Germania conta più di 200 banche commerciali tra i suoi membri, incluse Deutsche Bank e Commerzbank. Altre reti bancarie tedesche, come casse di risparmio e cooperative, hanno un proprio sistema di assicurazione sui depositi.

Cupei ha sottolineato che la bad bank non si accollerà tuttavia la responsabilità di aiutare ogni banca in difficoltà:

“In alcuni casi, un intervento prima del tempo può avere un significato economico maggiore dell’insolvenza. In altri casi, è la stabilità del mercato finanziario che determinerà che le banche siano fatte fallire in modo ordinato”.

Cupei ha anche aggiunto che la nuova bad bank potrebbe anche tecnicamente gestire il default di banche che non possono essere salvate con l’aiuto del fondo di assicurazione sui depositi.

Il quotidiano non fornisce alcuna indicazione su una eventuale approvazione dell’Unione europea della bad bank. Viene automaticamente da pensare all’iter faticoso con cui l’Italia ha dovuto fare approvare il suo piano di bad bank, con il via libera di Bruxelles che, alla fine, c’è stato.  L’ok al piano è arrivato in quanto l’Ue ha decretato che la creazione di una bad bank in Italia non è un aiuto di Stato.