Il “Whatever it takes” di Schaeuble

10 ottobre 2017, di Francesco Melillo

Schaeuble dixit: “Whatever it takes”

Tutti ricorderanno questa celebre frase di Mario Draghi nel 2012 prima di avviare le politiche espansive salva Euro.

A poche settimane dal probabile saluto di Wolfgang Schaeuble alla squadra di Governo di Angela Merkel, il falco lascia la sua eredità usando le parole di Mario Draghi, ma con finalità opposte.

Schaeuble vanta una storia politica decennale nella vecchia CDU al fianco di Kohl, nel tentativo non chiaro di prendere il suo posto involontariamente lascia tutto nelle mani di Merkel.

La Germania in Europa ha da sempre elaborato piani e strategie ed usato tutte le armi per raggiungerle. Da sempre contraria al QE in realtà è risultata tra i principali beneficiari fino a questo momento:

  • euro debole, toccasana per l’export;
  • debito pubblico ipercontrollato in grado di liberare risorse per gli investimenti.

L’unico svantaggio è stato il basso margine per le banche. Ma le riserve e le speculazioni sui derivati in pancia alle banche tedesche, mai discussi in sede di BCE a differenza degli NPL italiani, benché i rischi derivanti siano paragonabili se non peggiori, hanno aiutato le banche tedesche a reggere l’onda d’urto. Anche se molti scandali sono usciti (si veda Deutsche Bank) ed il rischio vendita per CommerzBank.

Adesso che la criticità inizia a diventare pericolosa, la strategia tedesca di fingere di essere contraria al QE mascherandolo come favore all’Europa meridionale, arriva a battere cassa.

Inizia la fase 2 dell’Europa economica

Oggi esiste la UE che monitora i bilanci degli Stati, con una valenza politica rilevante, quindi discrezionalità.

Poi esiste la BCE che agisce sui mercati. Queste due entità hanno consentito all’Europa di sopravvivere frenando la caduta che ci sarebbe stata per il fallimento di molti Stati membri, se non si fosse attivato il QE con la contropartita dei controlli dei bilanci parzialmente riuscita. Infatti, l’Italia è tra le poche nazioni che ha seguito questi dettami, rispettando i rapporti deficit/PIL, altri Stati come la Spagna hanno seguito una loro politica, evitando politicamente la penalità inflitta dalla UE, quindi traendone un vantaggio sullo sviluppo.

Fino ad ora questa situazione poteva essere tollerata. Da ora in poi la Germania vorrebbe mettere ulteriori paletti.

L’ESM nei piani di Schaeuble dovrebbe sostituire il ruolo di controllo della UE. L’ESM rappresenta l’aspetto economico dei governi, quindi un controllo più diretto e meno politico come la UE e più tecnico.

L’ESM acquisterebbe una valenza molto maggiore di quella attuale, scrivendo regole ferree per la gestione dei bilanci degli Stati, che nella mente di Schaeuble dovrebbe essere simile al controllo esercitato dalla BCE sulle banche. Quindi dovrebbe prevedere meccanismi di ristrutturazione del debito controllati dall’Europa e non più dagli Stati.

L’idea è molto interessante ed a tratti accattivante perché la conclusione naturale di questa parabola sarebbe quella della creazione di un debito comune europeo. In realtà l’idea di Schaeuble non prevede neppure questo.

Ma allora lo scopo qual è? Il controllo dell’Europa senza condividerne i rischi? Quindi la Germania sta comprando l’azienda Europa alla stregua di come Intesa Sanpaolo ha comprato le banche venete?

La forza della Germania sta oltre che in se stessa nelle alleanze con piccoli nuovi Stati a basso debito (perchè nati da poco) che avallano le sue scelte in cambio di nuovi business, ma la vecchia Europa può continuare a guardare?

Occorrono leader e controproposte per reagire e creare una vera Europa, se la forza non è sufficiente si potrebbe usare la stessa strada tracciata da Schaeuble ma unendo i bilanci.

 

Per approfondimenti su questo e altri temi visita il blog dell’autore: Buymarket – Finanza.

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