Mercati, Grant: finita era rialzista Bond, reflazione shock

13 marzo 2018, di Livia Liberatore

Gli ultimi dati sull’andamento dell’inflazione negli Stati uniti sembrano aver allontanato la paura di un surriscaldamento eccessivo dei prezzi al consumo, ma non tutti sono convinti che lo spauracchio sia stato scacciato. L’inflazione è cresciuta del 2% su base annuale a febbraio, mentre l’indice CPI di fondo (‘core’) epurato di componenti volatili come cibo ed energia si è attestato all’1,8%. Entrambi i valori sono perfettamente in linea con le previsioni di mercato e della Federal Reserve.

Tuttavia secondo il navigato commentatore di mercato Jim Grant, l’arrivo di una fase di inflazione elevata non promette nulla di buono, specie se si guarda alle serie storiche. Per il direttore e fondatore del progetto media indipendente Grant’s Interest Rate Observer ci troviamo alla fine del mercato toro delle obbligazioni iniziato nel 1981, e che quindi va avanti da oltre 30 anni.

In una lunga intervista Grant ha toccato diversi punti rilevanti per il futuro dei mercati obbligazionari. Grant ha anche lodato il numero uno della Federal Reserve Jerome Powell rispetto all’ex presidente Janet Yellen, perché secondo lui quest’ultima e i suoi predecessori hanno fissato i tassi “in base a modelli che sono stati fin troppo fallibili” dal momento che “non hanno avuto l’umiltà che deriva dall’aver fatto parte dei mercati”.

Secondo Jim Grant, a guidare i mercati non sono fattori come le politiche del presidente Usa Donald Trump, o le decisioni delle banche centrali. Per Grant, i mercati obbligazionari hanno avuto la tendenza a muoversi in cicli: non è una legge fisica ferrea, specifica l’esperto, ma è un’osservazione a partire dalla metà del XIX secolo. “Quindi si è concluso (forse) il mercato rialzista delle obbligazioni che è iniziato nel 1981 e che forse è terminato nei primi giorni di luglio 2016 (credo)”, dice Grant.

In conseguenza a questo ragionamento, “potrebbe anche essere semplicemente che i tassi di interesse stiano salendo perché stanno salendo. Sembra un po’ misterioso e in qualche modo fatalista, ma sono un po’ meno incline degli altri ad attribuire la causa a persone e politiche”.

Grant ricorda anche che i cambiamenti da periodi di bassa inflazione a un’inflazione elevata sono stati accompagnati, nella storia, da scomodi shock. Per esempio, quando gli Stati Uniti restarono impantanati nella guerra del Vietnam, i tassi di interesse, quiescenti degli Anni 60, si trasformarono in stagflazione. E aggiunge:

“Il mercato azionario finirà nei guai. È ricco di valore. Ma non cerco un Armageddon. Cerco tassi più elevati e cerco dei multipli P/E (il rapporto tra prezzo di borsa e stime sugli utili, NdR) più bassi. E un conto di interessi molto più alto da parte del Tesoro degli Stati Uniti”.

 

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