Draghi avvisa l’Italia: paesi indebitati rispettino regole

16 novembre 2018, di Daniele Chicca

Tutti i paesi indebitati dovrebbero impegnarsi per mettere un freno alla crescita dei debiti e tutti i paesi membri dell’Unione Europee dovrebbero agire nel rispetto delle regole. Sono queste le parole pronunciate oggi da Draghi che rappresentano un monito nemmeno tanto velato all’Italia – anche se non viene mai nominato – e che fanno eco a quelle del vice presidente della Commissione europea.

Valdis Dombrovskis ha osservato che la manovra italiana rappresenta una violazione grave delle normative europee. Le autorità italiane non la prenderanno sicuramente bene, ma per ora gli investitori non sembrano reagire in modo particolarmente negativo, con la Borsa italiana che rimbalza dopo i cali della vigilia.

Il Ftse MIB dopo aver aperto sopra quota 19 mila punti, scambia in progresso dello 0,4% a quota 18.980. Draghi, che ormai ha inserito il pilota automatico per un mese, ha spiegato che tutto si deciderà a dicembre, quando la Bce avrà in mano tutte le informazioni necessarie per dare un giudizio sui rischi per la crescita e l’inflazione.

L’espansione dell’economia dovrebbe proseguire nei prossimi anni, ma l’Eurozona attraversa un momento delicato su molti fronti. Di recente l’attività economica ha perso un po’ di slancio e la forward guidance è stato uno strumento efficace per “ancorare le aspettative” circa la traiettoria futura del costo del denaro, “scongiurando un irrigidimento indesiderato” delle condizioni monetarie.

Perché il programma di acquisto di Bond si interrompa nei tempi previsti – ossia a dicembre – bisognerà che i dati macro siano conformi alle previsioni della banca centrale.

Quanto all’inflazione il trasferimento di inflazione salariale sui prezzi rimane relativamente moderato e in generale questo ciclo economico è “resistente” secondo le stime della Bce. Tuttavia, i rischi lato crescita ci sono, sebbene siano collocati in modo “equilibrato”.

Sempre dal punto di vista economico, sebbene gli ultimi dati sul lavoro siano stati deludenti, secondo Draghi iniziano ad arrivare già segnali di piena occupazione, il che è una buona notizia per i salari. L’incremento dei compensi per i dipendenti è generalizzato e diffuso in tutti i settori ed economie dell’area.

In 5 anni creato un milione di impieghi Italia

“Nel corso degli ultimi cinque anni, l’occupazione nell’area euro è cresciuta di 9,5 milioni di posti di lavoro, aumentato di 2,6 milioni di impieghi in Germania, 2,1 milioni in Spagna e 1 milione in Francia e in Italia“: sono le cifre fornite da Draghi allo European Banking Congress a Francoforte.

“Questa crescita è simile a quella registrata nei cinque anni prima della crisi quando l’occupazione è cresciuta di 10 milioni di posti di lavoro. In quel periodo tuttavia, circa il 70% della crescita dell’occupazione è stata registrata nell’età primaria”, cioè quella compresa tra i 25 e i 54 anni. Dal 2013 in poi invece oltre il 70% della crescita dell’occupazione ha riguardato la fascia di età compresa fra i 55 e i 74 anni. Questo riflette in parte l’impatto delle riforme strutturali, come quella ai sistemi pensionistici“.

Più in generale “stiamo assistendo – rileva sempre Draghi – a una fase di correzione fisiologica del ciclo dopo i tassi di crescita molto forti registrati l’anno scorso”. Qui a influenzare sono i problemi e il rallentamento degli scambi commerciali globali.

“Se le condizioni dovessero peggiorare o se le prospettive di inflazione dovessero deteriorarsi, allora la Bce dovrà apportare aggiustamenti alle previsioni sui tassi di interesse“.

In sintesi secondo Carsten Brzeski, Chief Economist di ING, Draghi ha confermato una certa determinazione da parte della Bce nel mettere fine al programma di quantitative easing, ma ha lasciato la porta aperta a un lungo periodo di tassi bassi.

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