Wall Street in odore di mercato orso: per noto analista, lo S&P 500 perderà un ulteriore 15%

10 Maggio 2022, di Mariangela Tessa

A Wall Street si sente odore di “mercato orso”. In realtà, l‘indice tecnologico Nasdaq, che con un passivo del 27% dai massimi di novembre, è già entrato “di diritto” a metà aprile. Ora si guarda allo S&P 500, che ieri in chiusura è sceso sotto la soglia psicologica dei 4 mila punti,  accumulando un ribasso superiore al 3% che a conti fatti porta a -17% il saldo dal suo massimo record di chiusura di 4.796,56 raggiunto il 3 gennaio.
Perdite che secondo Bob Farrell, 90 anni, ex analista di Merrill Lynch, una vera leggenda a Wall Street, sono destinate ad allargarsi.

Wall Street scenderà ancora

Dire che Farrell ha visto tutto è un eufemismo. È stato testimone di ogni mercato rialzista, bolla e ribassista dal 1957, quando è entrato a far parte di Merrill Lynch come analista tirocinante e ha intrapreso quella che è diventata una carriera di 45 anni con l’azienda, di cui un quarto di secolo come analista di mercato.

Lo scorso 27 aprile ha condiviso le sue previsioni per le azioni statunitensi in un’intervista con David Rosenberg, strategist di mercati, ex capo economista di Merrill e ora capo della sua stessa azienda, la Rosenberg Research con sede a Toronto. Farrell ha detto di aspettarsi per lo S&P 500 una perdita del 30% (ora 15% alla luce delle vendite massicce delle ultime sedute) e che la pressione al ribasso sui prezzi delle azioni potrebbe durare per tutta l’estate.

Cosa fare in questo contesto? Il consiglio di Farrell è quello di vendere in rally piuttosto che acquistare ribassi, e altrimenti rifugiarsi in azioni di valore, in particolare nei settori della difesa, della sicurezza informatica, dei servizi pubblici e dell’energia. “Se l’S&P 500 scende del 30%, cosa che penso sia una possibilità, finirebbe intorno ai 3.460″.

“Siamo in un mercato ribassista”, ha detto Farrell, spiegando che l’attuale flessione del mercato è una conseguenza naturale dell’esuberante corsa rialzista alimentata da soldi facili e speculazioni eccessive. Soprattutto negli ultimi due anni, la paura di perdere l’occasione ha attirato molti nuovi acquirenti inesperti verso le azioni, cullati da un’ingenua fiducia che ciò che sale continua a salire. “Più a lungo persiste una tendenza, più le persone considerano la tendenza come permanente”, ha affermato Farrell. “Ecco perché gli investitori acquistano la maggior parte di un asset, come azioni o obbligazioni, al picco dei prezzi”. 

Investitori temono rialzo tassi

L’ondata di vendite che si sta abbattendo sui mercati azionari è in parte legata all’azione delle banche centrali, che rapidamente si avviano a ritirare le misure di stimolo messe in campo per la pandemia nel tentativo di contenere l’inflazione, e agli investitori che frettolosamente fanno un passo indietro di fronte ai segnali di rallentamento della crescita. A preoccupare sono inoltre  le notizie che arrivano dalla Cina dove i lockdown per il Covid iniziano a farsi sentire sull’economia facendo tremare il resto del mondo. Alla frenata di Pechino si sommano le incertezze legate alla guerra in Ucraina e agli effetti delle sanzioni.

L’invasione ha accelerato la corsa dei prezzi a livello globale spingendo le banche centrali a intervenire in modo deciso nei confronti di un’inflazione ai massimi da 40 anni. Per riportare stabilità nei prezzi la Fed si è lanciata nella campagna di rialzi dei tassi di interesse più aggressiva dal 1980 accompagnata da una rapida riduzione del bilancio, schizzato a 9.000 miliardi di dollari con la pandemia.
Dopo aver alzato i tassi di un quarto di punto in marzo, la banca centrale americana li ha ritoccati di un altro mezzo punto in maggio e aperto la porta a una serie di rialzi da 50 punti base nelle prossime riunioni.

La stretta, è il timore di economisti e investitori, rischia di far scivolare in recessione l’economia americana, non ancora completamente ripartita dopo la pandemia, o ancora peggio in stagflazione. Proprio la Fed, nel suo rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria, afferma che l’inflazione alta e persistente insieme a un repentino aumento dei tassi di interesse sono fra i rischi maggiori di breve termine per il sistema finanziario americano.
La banca centrale mette in guardia anche sulla possibilità che la guerra in Ucraina possa avere un impatto sulla stabilità finanziaria, oltre che sull’economia globale come notato dal segretario al Tesoro Janet Yellen. Un quadro complesso in cui l’incertezza, maggiore nemico delle borse, prevale.