Wall Street cauta alla vigilia del referendum in Gran Bretagna

22 Giugno 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in lieve calo per Wall Street, dopo una seduta altalenante. Tra gli investitori prevale la cautela, in attesa del referendum di domani con cui il Regno Unito decidera’ se restare o meno all’interno dell’Unione europea.

Nel finale, il Dow Jones segna un calo dello 0,27% a 17.780  punti, lo S&P 500 scende dello 0,17% a 2.085 punti mentre il Nasdaq perde lo 0,22% a 4.833 punti.

L’esito del voto e’ incerto e, ancora una volta, sia il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, sia il presidente della Federal Reserve Janet Yellen hanno espresso preoccupazione e sottolineato i rischi di un’eventuale vittoria del fronte “leave”.

Tra l’altro, il Fmi, nella nota conclusiva della missione Articolo IV negli Stati Uniti, ha rilevato che l’economia si trova “complessivamente in buona forma”, con la crescita che dovrebbe accelerare rispetto alla recente battuta d’arresto e nonostante un dollaro sopravvalutato del 10-20% rispetto alle principali valute.

Nel report annuale sulle politiche economiche negli Stati Uniti, il Fondo monetario rivede però al ribasso le stime di crescita del pil Usa al 2,2% nel 2016 (da 2,4%) mentre conferma la previsione di una crescita del 2,5% nel 2017. L’inflazione è vista risalire lentamente verso l’obiettivo della Fed del 2%.

Oggi il presidente della Banca centrale americana ha ribadito quanto detto ieri, sponsorizzando una politica accomodante a sostegno della crescita, tuttora “appropriata” davanti alle incertezze vissute dalla ripresa e al rischio di un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea come conseguenza del voto nel referendum di domani.

In una testimonianza preparata davanti alla Commissione banche del Senato, Yellen ha sottolineato come la banca centrale, riguardo all’aumento dei tassi, sia stata influenzata dal rallentamento della crescita economica e da eventi internazionali, come i timori sull’economia cinese e un ulteriore crollo dei prezzi del greggio. Alcune di quelle nubi restano, ha spiegato Yellen, lasciando intendere di non c’è pressione per un aumento dei tassi.

Prima di un’ulteriore stretta della politica monetaria, ha aggiunto la presidente, Fed deve essere sicura che la crescita economica Usa e le assunzioni siano in ripresa e non ci siano shock dal risultato del voto del prossimo 23 giugno sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Ue.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio a luglio torna a rallentare il passo al Nymex, dopo il calo inferiore alle previsioni delle scorte settimanali americane e si riporta al di sotto della soglia dei 50 dollari al barile, toccata prima del dato: i contratti scendono dell’1,43% a 49,12 dollari al barile.