Economia

BCE, giovedì il primo rialzo dei tassi in tre anni. E dopo?

La Banca centrale europea si prepara ad alzare il costo del denaro per la prima volta in quasi tre anni. Nella riunione di domani, giovedì 11 giugno, il tasso sui depositi dovrebbe salire di 25 punti base, al 2,25%, una mossa considerata pressoché certa dagli investitori e ampiamente prezzata dai mercati.

Più che la decisione in sé, a tenere banco sarà il messaggio in arrivo  da Francoforte sulle prossime mosse. Lo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente ha infatti riacceso i timori inflazionistici in un momento in cui l’economia dell’Eurozona mostrava già segnali di indebolimento, riaprendo il confronto tra chi teme una nuova fiammata dei prezzi e chi invece guarda con crescente preoccupazione al rallentamento della crescita.

Secondo un sondaggio Reuters condotto tra il 29 maggio e il 3 giugno su 80 economisti, oltre il 90% degli intervistati prevede una stretta immediata, mentre più del 60% ritiene probabile almeno un ulteriore rialzo entro la fine del 2026, con settembre indicato come la finestra più plausibile per una nuova mossa. Solo una minoranza degli analisti ritiene che il rialzo di giugno possa restare un episodio isolato.

Inflazione oltre il target e timori per gli effetti di secondo impatto

A preoccupare Francoforte non è soltanto la dinamica dei prezzi energetici. L’inflazione dell’Eurozona si è attestata al 3,2% a maggio, ben al di sopra dell’obiettivo del 2%, mentre l’inflazione core, che esclude energia e alimentari, è salita al 2,5%, superando le attese e alimentando il timore che lo shock petrolifero stia progressivamente contaminando il resto dell’economia.

È proprio questo il punto che spinge una parte del mercato a ipotizzare una BCE più aggressiva. David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton, ritiene che la persistenza delle pressioni inflazionistiche richieda una risposta più incisiva rispetto a quella adottata nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Secondo il gestore, la banca centrale dovrà dimostrare di essere pronta a contrastare sia gli effetti diretti del rincaro energetico sia quelli indiretti che potrebbero emergere nei prossimi trimestri.

Anche diversi economisti interpellati da Reuters richiamano il tema della credibilità della BCE.

“La BCE non vuole ripetere l’errore di sottovalutare l’inflazione”, osserva Bas van Geffen, senior macro strategist di Rabobank. A suo giudizio, in questa fase il costo di apparire troppo attendista sarebbe superiore al rischio di un rialzo dei tassi.

La crescita rallenta e riemerge il rischio stagflazione

Se il fronte inflazione spinge verso una politica monetaria più restrittiva, il quadro macroeconomico racconta una storia diversa.

Gli ultimi indicatori congiunturali, dai PMI alle statistiche ufficiali sull’attività economica, segnalano un rallentamento dell’economia europea. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, ormai oltre il terzo mese, e le difficoltà che continuano a interessare lo Stretto di Hormuz stanno alimentando nuove tensioni sul mercato energetico e aumentando l’incertezza per imprese e consumatori.

Secondo le stime raccolte da Reuters, la crescita dell’Eurozona nel 2026 dovrebbe fermarsi allo 0,7%, la previsione più debole dal 2023 e la terza revisione consecutiva al ribasso dall’inizio di marzo.

È su questo fronte che si concentrano le maggiori cautele degli analisti. Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, osserva che l’aumento dei prezzi dell’energia e il clima di incertezza stanno già frenando consumi e investimenti e che le nuove proiezioni della BCE dovrebbero riflettere una combinazione di inflazione più elevata e crescita più debole rispetto alle stime formulate in primavera.

Una valutazione condivisa anche da Tomasz Wieladek, Chief European Macro Economist di T. Rowe Price, secondo il quale gli investitori stanno sottovalutando il deterioramento dell’economia reale. Gli indicatori anticipatori, sottolinea l’economista, hanno registrato un significativo peggioramento dall’inizio della crisi mediorientale e rappresentano un elemento che la BCE difficilmente potrà ignorare.

Francoforte al bivio tra inflazione e stagnazione

La riunione dell’11 giugno si presenta quindi come uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni per la BCE. Da un lato, l’inflazione resta distante dal target e il rincaro dell’energia rischia di alimentare nuove pressioni sui prezzi; dall’altro, la crescita continua a indebolirsi e una quota crescente di economisti intravede caratteristiche riconducibili a uno scenario di stagflazione.

Non a caso, nel sondaggio Reuters circa due terzi degli economisti giudicano elevato il rischio che l’Eurozona si trovi nei prossimi trimestri di fronte a una combinazione di crescita anemica e inflazione persistente. “Abbiamo davanti uno scenario di stagnazione per i prossimi trimestri, mentre i prezzi dell’energia continueranno a spingere l’inflazione verso l’alto”, avverte Bas van Geffen di Rabobank. “Sono caratteristiche che ricordano un contesto stagflazionistico”.