Visco: “Crisi più grave della storia italiana, problema è il debito”

14 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

“Questa è la più grave crisi della storia italiana dal 1861, dall’Unità d’Italia”. Così Ignazio Visco, governatore di Bankitalia lancia l’allarme sul debito. Visco ha parlato durante la conferenza sul corporate bond market all’università Bocconi di Milano.

Visco sottolinea che il paese fatica a uscire dalla crisi. E il problema che determina tale crisi non è il sistema finanziario.

Le banche hanno risentito della crisi. Il 90% delle sofferenze e dei crediti deteriorati è legato alla caduta dell’economia. Tra il 2007 e il 2013 gli investimenti’ delle imprese hanno subito un calo del 30%, la disoccupazione è raddoppiata e questo è ciò che si è riflesso nei bilanci delle banche.

Le difficoltà di crescita, secondo Visco, sono state “esacerbate dalla doppia recessione che ha fatto seguito alla crisi finanziaria globale”. Secondo il numero uno di via Nazionale il problema in Italia è il debito pubblico. Non il debito governativo presente nei bilanci delle banche.

Bisogna intervenire sul debito pubblico. Dobbiamo intervenire sul debito pubblico perché abbiamo un tasso di crescita dell’economia che si abbassa e un tasso di interesse sul debito che sale. Adesso è il doppio rispetto a solo otto mesi fa mentre il tasso di crescita è la metà. C’è un problema serio e diventa ancora più acuto quando c’è una incertezza di fondo che spinge chi investe nel debito pubblico a continuare a assicurarsi”.

Da Visco una frecciata al governo

Visco poi sottolinea come la decisione di togliere l’Ace, l’Aiuto alla Crescita Economica per le imprese nell’ultima legge di bilancio del governo giallo verde non è stata affatto una buona idea.

“Il crollo degli investimenti privati, al quale si è accompagnato quello non meno grave degli investimenti in infrastrutture e altre opere pubbliche, ha reso manifesta la difficoltà del nostro sistema produttivo di rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione, dalla straordinaria affermazione di nuove tecnologie, dagli andamenti demografici”.

“Alla recente espansione della finanza di mercato in Italia hanno contribuito i provvedimenti legislativi adottati a partire dal 2011, come ‘la normativa sull’Aiuto alla crescita economica (ACE) che ha ridotto lo svantaggio fiscale del capitale di rischio rispetto al debito. L’abolizione dell’ACE quest’anno, con la legge di bilancio, rischia di andare in direzione contraria”.

Visco infine fa un accesso alla recente polemica sull’indipendenza di Bankitalia e la proposta di mettere mano alle riserve auree.

Credo che effettivamente la Banca d’Italia sia indipendente. Non vedo quale sia l’attacco all’autonomia, c’è una visione a volte incerta sulla responsabilità e c’è chi dice non ci può essere indipendenza e irresponsabilità, bisogna darne conto. Una nuova legge che stabilisca la proprietà sulle riserve auree non serve perché una c’è già.