Violente proteste anti Trump all’Università di Berkeley

2 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

Dopo che le proteste contro il neo presidente sono sfociate in episodi di vandalismo e violenza nei pressi dell’Università californiana di Berkley, Donald Trump ha minacciato di congelare i fondi pubblici all’ateneo, uno dei più rinomati degli Stati Uniti

Il leader dei Repubblicani ha evocato il taglio dei fondi federali alla prestigiosa università nel caso in cui dovessero ripetersi episodi del genere che vanno contro il diritto di tutti i cittadini a esprimere le proprie opinioni. Quella che doveva essere una pacifica protesta studentesca, si è trasformata ieri in duri scontri con la polizia e in atti vandalici (vedi foto sotto).

Il susseguirsi degli eventi ha impedito lo svolgimento di una conferenza di Milo Yiannopoulos, 32enne imprenditore ed editorialista del sito ultra-conservatore complottista Breitbart, gestito da Steve Bannon, personaggio controverso dei media nonché la mente dietro alla propaganda di Trump.

Yiannapoulos è un convinto sostenitore del presidente Trump, che ha chiamato “Daddy” (“Papà”) durante la campagna elettorale alla presidenza Usa. L’editorialista è insieme a Bannon una delle figure principali della destra alternativa americana, nazionalista e pro-bianchi.

“Se l’U.C. Berkeley non consente la libertà di parola e pratica violenza su persone innocenti con un diverso punto di vista – No fondi federali?”, ha scritto il presidente Usa in uno dei suoi numerosi tweet.

Centinaia di manifestanti, per la maggior parte studenti, hanno protestato mandando in frantumi i vetri delle finestre della città universitaria, dando fuoco a pali di legno e lanciando pietre contro la polizia, che ha risposto lanciando gas lacrimogeni.

La polizia ha isolato il perimetro e l’università è stata costretta ad annullare la conferenza di Yiannopoulos, che avrebbe dovuto tenersi in prima serata. Specializzato in nuove tecnologie e media, e conosciuto sui social network per i suoi toni provocatori, Yiannopoulos era stato bandito da Twitter a luglio dell’anno scorso per gli attacchi mossi contro l’attrice nera americana Leslie Jones.