Venezuela: “mai fatto default, è un complotto per bloccare rimborsi”

5 Dicembre 2017, di Daniele Chicca

Mentre la società statale petrolifera Pdvsa ha fatto default e il paese, complici anche le sanzioni punitive della comunità internazionale, si trova a dover affrontare una iper inflazione e la penuria di alimentari e beni di prima necessità nei negozi, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha annunciato in televisione domenica scorsa il lancio di una criptovaluta legata al petrolio, che si chiamerà “Petro”.

L’obiettivo è quello proprio di aggirare le sanzioni imposte da una coalizione internazionale a guida Usa. Il ricorso alla moneta virtuale è visto anche come un modo per superare la crisi economica che affligge il Paese. Maduro non ha diffuso altri dettagli sulla logistica dell’operazione, in compenso ah parlato il nuovo ministro del Petrolio del paese ricco di risorse energetiche.

Secondo Manuel Quevedo il default di Pdvsa non è mai esistito: “Abbiamo sempre pagato e continueremo a farlo”, assicura il generale, interpellato dal Sole 24 Ore alla sua prima uscita internazionale. Quevedo è stato infatti nominato ministro dal Maduro qualche giorno fa.

Quevedo, che ha partecipato alla sua prima riunione dell’Opec il 30 novembre a Vienna, quando è stato deciso un taglio dei livelli di produzione di barili, ha denunciato la presenza di “manipolazioni” e “cospirazioni” di matrice americana dietro alla crisi profonda in cui è piombato il Venezuela. Secondo fonti di Euroclear, la camera di compensazione europea, Caracas avrebbe pagato tutte le cedole (comprese quelle per cui è andata in default), ma i fondi non sarebbero stati trasferiti agli obbligazionisti perché “invischiati in un meccanismo finanziario farraginoso”.

“Ogni volta che c’e stata una scadenza abbiamo reso subito disponibile il denaro. Ma tutte le volte che si avvicina la data, allora comincia la cospirazione per far si che i pagamenti siano ritardati, comincia tutto un maneggio per far vedere che noi non stiamo pagando puntualmente”, denuncia Quevedo al Sole.

Secondo Quevedo il Venezuela ha sufficienti disponibilità di risorse, flussi di cassa e produzione per ripianare i debiti, con la compagnia a controllo statale Pdvsa che, sebbene in grande difficoltà, è ancora operativa. “Quando avviamo il trasferimento del denaro però la banca, per ordine degli Stati Uniti, inizia una operazione di blocco. Dicono che non l’hanno ricevuto, informano i creditori che il Venezuela andrà in default e così inizia un’ondata di rumor sulla nostra patria”.

Quevedo torna alla carica anche contro le agenzie di rating internazionali, come le statunitensi Standard & Poor’s e Fitch, che dopo il mancato pagamento di circa 400 milioni di dollari hanno dichiarato il “default selettivo” – ossia parziale – sul debito sovrano del Venezuela e su quello di Pdvsa.

“Il rischio è manipolato per ragioni politiche e non valuta la salute finanziaria di Pdvsa”, si lamenta il generale nell’intervista. “Pdvsa funziona, ha di che pagare e lo facciamo, non abbiamo mai saltato una volta, ma se il rischio è manipolato, è chiaro che subiamo una diminuzione del rating”. Quevedo non nega i problemi di Pdvsa, la cui produzione di greggio a causa della crisi è scesa ai minimi degli ultimi 30 anni sotto i due milioni di barili al giorno, ma smentisce che ci sia stato un vero e proprio default.

“Abbiamo la capacità di produrre anche un milione di barili al giorno in più ma a patto che la nostra industria sia moderna ed efficiente. È per questo che abbiamo deciso di ristrutturare Pdvsa: per renderla efficiente”, sottolinea il generale del Venezuela.

Ai problemi economici si sono aggiunti di recente quelli politici. Nell’ambito di un piano di lotta alla corruzione, il governo ha fatto arrestare Eulogio Del Pino, ex ministro del Petrolio, e Nelson Martinez, ex dirigente alla guida di Pdvsa. Entrambi avevano goduto di grande fiducia da parte dell’ex leader del Venezuela, Hugo Chàvez, e dal suo successore, Maduro. Con l’inchiesta anti-corruzione delle autorità sono finiti in carcere 60 dirigenti della compagnia petrolifera.

Per la borghesia filo americana oppositrice del regime, si tratta di una purga politica per imbavagliare e ammenettare gli oppositori, sulla falsa riga di quanto sta avvenendo per esempio in Turchia. L’epurazione ha coinvolto in prima persona anche qualche politico di alto rango, come l’ex ministro del Petrolio, Rafael Ramirez, che stando a quanto riferito da alcune fonti a Reuters sarebbe stato rimosso dall’incarico di ambasciatore Onu.

“C’era un piano orchestrato”, denuncia Quevedo, che ha parlato prima che fosse reso noto l’arresto di Del Pino e Martinez. “Volevano che si ripetesse quello che era già successo in Venezuela nel 2002-03, un golpe contro il presidente Chavez. Stavolta c’era un piano per far declinare la produzione, ma sono stati scoperti”. La verità molto probabilmente sta nel mezzo.

Il quotidiano economico italiano ricorda che anche Eni è presente in Venezuela attraverso varie joint-venture. Ma Quevedo ha in questo senso rassicurato sulla continuazione degli affari con il gruppo italiano: “La nostra alleanza prosegue nel modo migliore, il lavoro coordinato nelle imprese miste sta funzionando. C’erano degli infiltrati nella parte venezuelana, ma per adesso non è emerso nulla. Ogni volta che facciamo alleanze strategiche internazionali ci sabotano immediatamente. Ma gli investimenti in Venezuela sono sicuri e sono protetti dalla legge in caso di contenzioso”.