Uscita Grecia dall’Euro: quali conseguenze

29 Gennaio 2016, di Alessandra Caparello

ATENE (WSI) – L’escalation di proteste in Grecia contro la riforma delle pensioni, annunciata dal governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras, è solo l’ultimo sintomo di disagio civile e sociale di un paese ancora sull’orlo del collasso economico. Il premier di sinistra ha difeso il suo progetto di modifica della previdenza al fine di evitare nuovi tagli.

Ma il popolo greco insorge: dipendenti del settore pubblico e privato, insieme a pescatori, allevatori e agricoltori hanno protestato proprio all’indomani dell’annuncio di nuovi provvedimenti sulle pensioni e sugli aumenti della tassazione, gli ultimi di una lunga serie imposta ai greci in cambio degli 86 miliardi di aiuti concessi dalla Troika la scorsa estate.

I creditori sostengono che il sistema pensionistico greco – che conta il 17% del PIL – è il più oneroso d’Europa tanto da aver innescato i problemi fiscali di Atene. Serve una riforma per poter rimanere a far parte dell’area euro. A furia di sentirsi ripetuti questi concetti, la rabbia del popolo greco è esplosa.

Mercoledì colonne di trattori in Tessaglia hanno bloccato la principale arteria autostradale che collega il nord e il su del paese, mentre a Tessalonica la polizia ha dovuto sedare con i lacrimogeni la protesta dei manifestanti contro Evangelos Apostolou, ministro dell’agricoltura.

“Stiamo andando verso il conflitto totale” – ha detto Yannis Vangos, un sindacalista – “La situazione è fuori controllo. Non c’è una singola cosa che dobbiamo negoziare”.

Per gli agricoltori la riforma annunciata da Tspiras finirà solo per aumentare ancora di più i contributi previdenziali dall’attuale 6,5% al 27% raddoppiando le tasse sul reddito dal 13 al 26%, mandando così in fumo oltre tre quarti del loro reddito annuale.

Dopo anni di austerity, emerge tutta la delusione e il malcontento del popolo greco che confidava in Tspiras per un cambiamento epocale senza dover tornare alla dracma e veder così svalutati i risparmi di una vita.

“E pensare che ho votato Tspiras” – ha aggiunto Vangos – “era la nostra speranza. Ora non me lo voglio trovare più davanti”.

Punta il dito contro il governo l’opposizione, Nuova Democrazia, il cui leader Kyriakos Mitsotakis accusa Tspiras di “sacrificare le generazioni future per guadagnare popolarità oggi”. Syriza perde consensi e avanza l’opposizione: una scena politica dominata dall’incertezza è quella che oggi appare in Grecia.

Intanto i sindacati annunciano un nuovo sciopero generale il 4 febbraio, mettendo così in luce nuovamente il timore di un’uscita della Grecia dalla moneta unica.