Lavoro Usa, ecco cosa ancora non va

1 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Gli Stati Uniti hanno creato 215 mila posti di lavoro, più del previsto nel mese di marzo, mentre il tasso di disoccupazione è risalito leggermente al 5%. La creazione di posti di lavoro sostenuta, tuttavia, non si sta necessariamente traducendo in una altrettanto solida ripresa economica. I numeri su salari e qualità degli impieghi invitano alla cautela.

I grandi media mainstream vogliono far credere che nell’ultimo rapporto del governo non ci siano punti dolenti. In realtà andando a guardare le singole componenti si scopre che il dato non è stato affatto migliore del previsto per chi lavora nel settore manifatturiero. Come si nota bene nel grafico sotto riportato, nel mese scorso sono stati persi 29 mila posti nel comparto. Si tratta del calo mensile più pesante da dicembre 2009, all’apice della crisi dei mutui subprime.

Tornando al dato generale, gli economisti interpellati da Marketwatch scommettevano in media su una variazione positiva di 203 mila unità. La sorpresa positiva maggiore viene da un fattore solitamente deludente, quello delle buste paga. I salari orari medi sono aumentati dello 0,3% in marzo, sopra lo 0,2% delle attese e facendo decisamente meglio del -0,1% del mese precedente. Il rialzo è del 2,3% su base annuale.

Un’altra componente che ha abituato a deludere, per lo meno se presa nel contesto di un miglioramento costante del mercato del lavoro negli Stati Uniti, ossia il tasso di partecipazione alla forza lavoro, si è issato ai massimi di due anni.

In seguito alla pubblicazione dei dati, i futures sui principali indici di Borsa scambiano in calo dello 0,3-0,4%. Nelle sale operative si teme un’accelerazione del ciclo di rialzo dei tassi della Federal Reserve, dopo che la numero uno Janet Yellen ha escluso una stretta monetaria ad aprile. Sul valutario l’euro si rafforza, attestandosi a 1,1433 dollari.

Stando alle ultime dichiarazioni da colomba dei membri del board di politica monetaria e alla luce delle condizioni macro della prima economia al mondo, è più realistico attendersi due più che quattro rialzi dei tassi di riferimento quest’anno. Il miglioramento del lavoro dovrebbe rassicurare la Fed e a questo punto il prossimo irrigidimento monetario dovrebbe manifestarsi alla riunione di giugno.