Usa, Grande Fratello per stanare utenti di criptovalute

22 Marzo 2018, di Daniele Chicca

Un programma di sorveglianza di massa in stile Grande Fratello minaccia di compromettere l’esistenza delle criptovalute. Negli Stati Uniti c’era e forse c’è in atto un sistema, destinato a creare polemiche, per stanare, rintracciare ed eventualmente incriminare gli utenti di criptovalute. È un brutto colpo per un mercato come quello delle monete digitali che è decentralizzato, in grado di sfuggire dunque ai controlli delle autorità nel pieno spirito libertario con cui sono nati blockchain e bitcoin, che fanno dell’anomimato la loro forza.

La tecnologia blockchain, si è scoperto grazie alle rivelazioni del whistleblower Edward Snowden, evidentemente non è una rete al 100% protetta, o per lo meno non è a prova della NSA, l’agenzia di sicurezza nazionale americana che ha dimostrato in passato di essere disposta a tutto pur di raccogliere informazioni utili per le sue indagini contro sospetti terroristi, mafiosi o criminali di altra natura. Il dipartimento di Difesa Usa ha lanciato nel 2013 un sistema sorveglianza di massa destinato solo al mondo delle valute virtuali, ma soltanto questa settimana è stata rivelata la trappola per crypto utenti.

Dai memo pubblicati si scopre che l’agenzia alle dipendenze del Dipartimento della Difesa statunitense ha raccolto in maniera indiscriminata informazioni sensibili e dati privati degli utenti in tutto il mondo, in particolare di chi fa affari con i bitcoin, considerati “la priorità numero uno“, come si apprende dai file top secret. A finire sotto traccia sono state tutte le comunicazioni e le operazioni effettuate dall’inizio alla conclusione delle transazioni in criptovalute.

Le rivelazioni sono state fatte in esclusiva da The Intercept, il sito media fondato dal giornalista ex The Guardian Gleen Greenwald, il primo ad essere entrato in contatto con la fonte Snowden all’epoca dei primi “leak” sui programmi di sorveglianza di Usa e Regno Unito. La testata di giornalismo investigativo ipotizza che sia grazie a questa controversa rete di controllo che l’FBI sia riuscita a ottenere le informazioni necessarie per ordinare la chiusura definitiva nel 2014 del mercato in nero SilkRoad, dove le transazioni avvenivano con i bitcoin.

I documenti di massima segretezza pubblicati il 20 marzo risalgono al 2013 e non è possibile stabilire con certezza se il programma di sorveglianza speciale sia ancora in vigore. Ma tenuto conto delle preoccupazioni espresse tuttora dalle autorità nei confronti del mercato delle crypto, che si sospetta sia utilizzato da organizzazioni criminali e terroristiche per finanziarsi o per riciclare denaro sporco, si può supporre che la NSA stia ancora dando la caccia ai sospetti delinquenti, esercitando controlli a tappeto.

A permettere alle agenzie di intelligence di svolgere attività di raccolta dati e metadati è il decreto presidenziale numero 12333 del 1981, firmato da Ronald Reagan, poi emendato e rafforzato da George W. Bush in due occasioni (2004 e 2008). In questo modo, oltre a minare le libertà civili e la privacy dei cittadini, viene anche messo in dubbio il futuro stesso delle criptovalute, in quanto cade uno dei pilastri del suo sistema di scambio basato sul libro mastro sicuro e immutabile della blockchain, e che ne giustificavano in parte l’esistenza: il suo aspetto libertario.