Unicredit, titolo KO e senza AD. “Si mandino a casa tutti gli azionisti”

7 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – L’uscita di scena di Federico Ghizzoni alla guida di Unicredit ha lasciato un vuoto nella governance della banca che rischia di affossare ancora di più l’istituto di piazza Gae Aulenti. L’ultima frecciatina arriva dal numero uno del fondo Atlante, Alessandro Penati, che sottolinea la situazione di stallo paradossale in cui trova Unicredit.

“Avete mai visto una banca che manda a casa un ad e non ne ha uno pronto? C’è da prendere gli azionisti e mandarli tutti a casa”.

Una frase che rimbalza fino a Piazza Affari dove il titolo Unicredit è scivolato ieri a 2,5 euro, arrivando così ai minimi storici toccati nel 2012. In totale da inizio anno si è sfiorato un calo pari al 50%.

A pesare le voci e i rumor insistenti sul cambio di guardia iniziate già a gennaio ma confermate ufficialmente solo a fine maggio quando Federico Ghizzoni e il cda hanno raggiunto l’accordo con la dipartita del primo. Ma ancora oggi il nome del successore di Ghizzoni non c’è. E i motivi di questa assenza che pesa come un macigno sulla banca li spiega un articolo de Il Giornale:

“Il problema è che a governare l’azienda sono gli esponenti dei soci che hanno perso nell’assemblea del maggio 2015 ma che avevano presentato una lista di maggioranza», fa notare un analista. Che la confusione sia tanta, e poche le certezze, lo dimostrano anche i papabili amministratori usciti sulla stampa nell’ultimo mese – una decina, comprese le «autocandidature» – che vanno ad aggiungersi alle dichiarazioni di fonti anonime. Come quelle «vicine» alla Fondazione Cariverona citate ieri da alcune agenzie secondo cui il cda di Unicredit dovrebbe concentrarsi «prioritariamente e con la necessaria celerità» sulla selezione del sostituto di Ghizzoni». Mentre l’unica dichiarazione «di voto» ufficiale l’ha fatta Francesco Gaetano Caltagirone, socio con l’1%, che ha invocato «un banchiere retail»”.

Di certo non permette di arrivare ad un nome condiviso da tutti neanche l’azionariato di Unicredit che appare alquanto frastagliato, con il primo azionista il fondo degli Emirati Aabar (5%), BlackRock (poco sotto il 5), Fondazione Cariverona (3%), Central Bank of Libya (2.92%) e Fondazione Crt (2,5%).