Un paese alla deriva, “a rischio di proteste incontrollabili e convivenza civile”

12 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Da ormai troppo tempo il nostro il Paese sembra essere senza guida, incerto su dove andare. Incapace di elaborare una visione del proprio futuro e di orientare a essa le scelte, in modo strategico e coerente. Incapace di trasmettere fiducia alle nuove generazioni”. E’ l’allarme lanciato dalla Cna, Ivan Malavasi, aprendo l’assemblea nazionale della confederazione degli artigiani.

“Come non posso non vedere la profonda crisi che percorre l’Italia, una crisi morale che alimenta e diffonde risentimento, sdegno, particolarismi e che corrode le forze del nostro Paese e ne mina la fiducia. Affievolisce la convinzione che lavorando insieme si possa costruire un futuro migliore. Dà spazio a forme di protesta facilmente strumentalizzabili e difficilmente controllabili, dove la rabbia rischia di compromettere le regole della convivenza civile”.

Tre numeri “pesantissimi” per misurare la crisi economica degli ultimi cinque anni: il Pil ha perso il 9%, la produzione della manifattura il 25% e le costruzioni il 38%, ricorda Malavasi.

“Dal 2008 – ha detto – i consumi si sono ridotti del 7,4%; la disoccupazione è raddoppiata arrivando a superare il 12% e un milione e 700mila famiglie, circa il 7% del totale, versa in condizioni di povertà. E il numero delle imprese artigiane è tornato indietro di dieci anni: oggi sono poco più di un milione e 400mila. Il saldo tra le chiusure e le aperture rispetto al 2008 registra un calo di 83mila unità che corrispondono a circa 220mila posti di lavoro persi. Come se nel panorama produttivo nazionale fossero scomparse insieme l’Eni, la Fiat e le Ferrovie dello Stato. Ma al nostro grido di allarme nessuno ha risposto”.

“Il nostro sistema produttivo negli ultimi cinque anni si è contratto di un quarto. Sono dati allarmanti che si aggiungono all’accresciuto divario tra Mezzogiorno e resto del Paese e che richiedono una svolta radicale sia a livello europeo sia a livello nazionale”.

“Ai cambiamenti realizzati dalle imprese lo Stato e la politica non hanno saputo rispondere in modo adeguato. Non hanno saputo rispondere con una legge elettorale in grado di restituire agli elettori la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati e consentire governi stabili”.

“Stento a comprendere come per tanti anni i governi e i Parlamenti che si sono succeduti siano potuti rimanere sordi alle tante richieste del Paese; la politica non ha saputo neanche ridisegnare l’architettura istituzionale del Paese per ridurre veramente i troppi livelli di governo, superare l’attuale bicameralismo che ha ormai perso le sue ragioni d’essere, ridurre il numero dei parlamentari, ridurre i costi della politica e ricucire, così, le fibre del rapporto tra cittadini e Stato e restituire credibilità alle istituzioni”.