Turchia, rischio contagio. Fondo taglia esposizione a zero

5 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il governo turco tenta di disinnescare la bomba Taksim. Ankara fa auto-critica: ammette di “aver imparato la lezione” dalle proteste di questi giorni, ma annuncia che non farà marcia indietro sull’eliminazione del parco Gezi a Istanbul. Il vicepremier Bulent Arinc, in una conferenza stampa indetta a sorpresa, annuncia che il governo “non può permettersi di ignorare la gente. Le democrazie non possono esistere senza l’opposizione”.

Arinc si è scusato a nome dell’esecutivo “con quanti hanno subito violenze a causa della loro sensibilità per l’ambiente”, in pratica coloro che sono scesi in piazza per salvare il parco Gezi e non con finalità politiche.

Ma gli osservatori internazionali guardano oltre quelle parole. Non è dato sapere se quelle frasi pronunciate dal vicepremier siano state davvero condivise dal numero uno, Recep Tayyip Erdogan, bersaglio principale della protesta, che ha fatto tre morti.

L’intervento del vice del premier Erdogan, impegnato in un tour nordafricano, è arrivato in un momento molto particolare: è giunto mentre arrivava la notizia del terzo manifestante morto. Arinc ha sottolineato che le proteste contro il governo sono “legittime e giuste” ma ha lanciato un appello perché le manifestazioni cessino.

Poi ha assicurato che l’esecutivo non vuole imporre un pensiero unico ispirato all’Islam: “Il nostro governo rispetta ed è sensibile a tutti gli stili di vita”.

Ma intanto migliaia di manifestanti sono tornati già ieri sera a piazza Taksim, per ribadire che il premier Erdogan “deve dimettersi”. “Se faranno un passo indietro, se cambiano qualcosa in Turchia, intendo sul conservatorismo e le brutalità commesse dalla polizia, allora forse potremo andare a casa”, ha spiegato al quotidiano di Londra, Telegraph, Didem Kul, 24 anni, studente in Piazza Taksim.

Intanto il sindacato dei lavoratori del pubblico impiego Kesk, sigla di sinistra con 240.000 iscritti, ha proclamato un lungo sciopero di 48 ore. E neanche i grandi investitori stanno a guardare. Le incertezze politiche sulla Turchia hanno spaventato la Borsa. David Kotok, responsabile investimenti di Cumberland – che gestisce ben $2,3 miliardi di asset – ha ammesso di temere che i disordini possano intensificarsi, sottolineando che “il rischio contagio sta aumentando”.

Tanto da aver deciso di tagliare i suoi investimenti in Turchia a zero, temendo nuove violenze nel paese. Bill Witherell, responsabile globale di Cumberland, ha poi precisato: Detto questo, “l’economia e il mercato azionario della Turchia appaiono ancora attraenti nel lunfo termine, a condizione che il paese riesca a risolvere il conflitto culturale”.

Tim Ash, capo della ricerca dei mercati emergenti presso Standard Bank, ha raccomandato ai clienti della banca di ridurre l’esposizione verso la Turchia. “Semplicemente, guardando aun’ottica di rapporto rischio/premio, la Turchia al momento non sembra offrire un valore convincente al momento, e gli investitori dovrebbero essere invitati ad adottare un approccio cauto”, ha detto in una intervista rilasciata al Financial Times.

“Il Paese è diventato fonte di preoccupazione”, riconosce anche Hussain Al Qemzi, amministratore delegato di Noor Islamic Bank. “Queste sommosse avranno un impatto sulle attività economiche del Paese e sul sistema bancario per molto tempo”.

La Turchia brucia, 3 morti. Borsa -17% in pochi giorni
Nella giornata di oggi, il listino benchmark della Borsa di Istanbul recupera terreno, con un guadagno +4%: si tratta del rialzo più forte in più di 16 mesi dopo la perdita di lunedì, pari a -10%, la peggiore in un decennio.

La lira turca in ripresa dal minimo degli ultimi 17 mesi, sale a 1,8745 contro il dollaro. Dopo essere balzati di 71 punti base lunedì – il balzo più forte da quando Bloomberg ha iniziato a compilare i dati – i rendimenti sui bond a due anni scendono infine al tasso più forte in almeno otto anni in termini percentuali, scendendo al 6,11% (-61 punti base) alle 11 ore di Istanbul.