Trump userà guerra dazi con la Cina per aumentare consensi

27 Agosto 2018, di Mariangela Tessa

Assediato dalle crescenti preoccupazioni legali, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta cercando di rafforzare in tutti i modi possibili la sua posizione politica prima delle elezioni mid-term di novembre. E un modo per farlo potrebbe essere quello di distrarre gli elettori dai problemi interni, spostando l’attenzione sulla guerra commerciale in corso con la Cina.

In altre parole, gli Stati Uniti potrebbero essere sul punto di intensificare il conflitto tra le due maggiori economie del mondo. È questa l’opinione diffusa tra gli analisti, dopo che martedì scorso, Trump è stato colpito contemporaneamente da due bombe legali: una riguardava il suo ex presidente della campagna, Paul Manafort e l’altra il suo ex avvocato Michael Cohen. I due casi hanno alimentato l’ipotesi di impeachment.

“Il punto è che con le pressioni politiche interne, Trump ha bisogno di aumentare il suo consenso politico”, ha detto alla CNBC Vishnu Varathan, capo economista e strategist della Mizuho Bank.

La Casa Bianca potrebbe dunque aumentare i consensi focalizzando l’attenzione su un “nemico comune”, ma ciò potrebbe mandare su tutte le furie le imprese che subiscono il peso dei dazi doganali, ha detto Varathan. Opinione condivisa da Nick Marro, analista dell’Economist Intelligence Unit, che ha spiegato:

“C’è una chiara possibilità che il presidente possa usare la guerra commerciale come diversivo”, ha detto Marro, specificando che questo è un “grosso rischio” per la soluzione della disputa con Pechino. “Il più grande valore dei colloqui recenti è stato che entrambe le parti sono tornate al tavolo dei negoziati, forse creando un percorso per discussioni più sostanziali, ma questo piccolo slancio potrebbe essere eliminato se Trump usasse la guerra commerciale come distrazione politica”.

Banca delle banche centrali teme “tempesta perfetta”

Secondo Axios la guerra commerciale lanciata dagli Usa alla Cina potrebbe durare più a lungo di quanto si pensi. Le stime degli analisti sono per una disputa che si protrarrà fino alla seconda metà del 2019 e forse anche oltre quella data. La ragione principale?

Nessuno dei due paesi ha intenzione di dare segni di debolezza: l’aspetto politico è insomma più importante di quello economico e le due parti sono disposte, pur di non sembrare diplomaticamente deboli in patria, ad assorbire qualche danno economico.

Ancora più pessimista è Augustìn Carstens, general manager della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), che in caso di un prolungarsi della guerra commerciale e delle politiche di “chiusura” vede uno scenario da “tempesta perfetta” per l’economia globale.

“Una deglobalizzazione pone rischi seri per la crescita dell’economia reale”. In caso di ondate protezioniste, “i prezzi sono destinati a salire, così come i tassi di disoccupazione. Ritirarsi nelle mura del protezionismo rischia di deragliare le interdipendenze finanziare e compromettere le spese per capitale delle società. Questo scatenerebbe una fuga degli investitori e un irrigidimento delle condizioni finanziarie.

“Alla fine i rischi finanziari e reali finirebbero per amplificarsi l’un l’altro, creando una tempesta perfetta” per l’economia mondiale.