Trump: si avvicina giorno del giudizio, due settimane per salvare la faccia

11 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Dopo il flop del disegno di legge di riforma dell’Obamacare e le controverse scelte in politica estera “rimangono solo due settimane e mezzo” per risanare l’immagine dei primi 100 giorni da presidente degli Stati Uniti di Donald Trump. A dirlo è stato uno dei membri dello staff della Casa Bianca.

Di solito è dai primi cento giorni in carica che un presidente viene giudicato per il suo operato. Inoltre, il 29 aprile segna un’importante scadenza di bilancio: se Trump e il suo partito dei Repubblicani che controlla il Congresso non riescono a far passare entro il 28 aprile il testo per poter finanziare le attività di governo, bisognerà rassegnarsi a uno shutdown delle attività pubbliche – ossia alla chiusura delle agenzie federali che forniscono al paese i servizi meno importanti – proprio nel 100esimo giorno della presidenza di Trump.

Dopo lo sprint iniziale fatto di una serie di ordini esecutivi e delle promesse di un’agenda ricca di misure pro crescita e pro aziende, Donald Trump e il suo governo attraversano una fase difficile dopo lo stallo della riforma della legge di assistenza sanitaria in vigore e voluta dalla precedente amministrazione Obama. Lo staff ha anche vissuto momenti difficili per via dei presunti legami con la Russia e ha attraversato un mini rimpasto dopo l’allontanamento del chief strategist Steve Bannon e le dimissioni del consulente per la sicurezza nazionale.

I più alti funzionari della Casa Bianca non si aspettano altri cambiamenti drastici in seno alla squadra messa in piedi da Trump prima della scadenza dei primi 100 giorni, anche per evitare una possibile copertura dei media che dipingerebbe un’immagine negativa della presidenza.

Ribaltare l’immagine del governo in due settimane e mezzo è un compito di un’importanza e difficoltà “monumentale”, secondo quanto riferito a Politico da un funzionario della Casa Bianca che conviene sul fatto che l’ultimo dei 100 giorni della presidenza sia un po’ il giorno del giudizio per ogni presidente Usa dell’era moderna.

Al team di comunicazione del presidente spetta il compito più arduo, quello di ridefinire il “brand” dell’inquilino della Casa Bianca. Mike Dubke, il direttore della comunicazione di Trump, e la sua vice, Jessica Ditto, sono impegnati a trovare un modo per “vendere” all’opinione pubblica i primi 100 giorni in carica di Trump e rilanciare l’immagine del commander-in-chief, incrinata da qualche gaffe, qualche bugia e una copertura dei media ingenerosa.

L’idea è quella di dividere i primi 100 giorni in tre categorie principali di risultati positivi ottenuti sin qui, puntando su pochi e chiari messaggi chiave: prosperità (posti di lavoro nel manifatturiero, de-regulation e uscita dall’accordo di libero scambio TPP), responsabilità (giro di vite contro le potenti lobby a Washington, come promesso in campagna elettorale) e sicurezza (riduzione degli ingressi di stranieri provenienti da paesi a fede principalmente musulmana e gli attacchi in Siria).