Tria: “spread alto rischia di pesare su crescita”

3 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

Lo spread tra Btp e Bund è ancora troppo alto e a lungo andare questo potrebbe avere una ricaduta negativa sulla crescita. Ne è convinto il ministro dell’Economia Giovanni Tria che, in una lunga intervista al Foglio, fa il punto sull’attuale situazione italiana, affermando che “la stabilità politica è importante quanto la stabilità finanziaria”.

“Lo spread oggi è troppo alto, anche rispetto a quello di economie più deboli della nostra come quella portoghese, e che questo numero non è giustificato dai fondamentali dell’economia italiana”, ha spiegato Tria. “Uno spread di questo tipo è naturalmente una palla al piede ma non ci sono problemi legati alla sostenibilità del nostro debito, all’Italia è già successo in passato di dover fare i conti con elevati interessi sui titoli di stato”, ha aggiunto. “Ciò che dovrebbe preoccupare rispetto a uno spread alto non è la drammatizzazione rispetto alle nostre condizioni finanziarie, ma è l’impatto che uno spread troppo alto potrebbe avere a lungo andare sulla crescita”, ha sottolineato Tria, dopo che il governo ha abbassato recentemente la stima di crescita del Pil per il 2019 allo 0,2%.

Il numero uno del Tesoro commenta anche la situazione economica della Penisola e gli ultimi dati del PIL, che vedono l’Italia uscire dalla recessione tecnica.

“Possiamo dire che parte di questa crescita è un normale rimbalzo”, ammette il Ministro, spiegando che la “componente estera” che ha fatto risalire il PIL allo 0,2 è da attribuire alle esportazioni “nette”, che hanno beneficiato non solo dell’export ma anche di un rallentamento delle importazioni. “Non siamo in recessione”, afferma il titolare dell’Economia, definendo l’economia italiana “solida” a dispetto delle “storiche debolezze strutturali, che non sono scomparse perché nulla ancora le ha fatte scomparire”.

Tria spezza una lancia a favore del governo

“Non si può legare la crescita italiana a ciò che ha fatto l’esecutivo: è necessario aspettare che le nostre riforme abbiano effetto”. In ogni caso ribadisce che le non ci sarà più deficit e che le coperture per le clausole di salvaguardia saranno rinvenute nelle minori spese. Quanto alla Flat Tax, auspica che “ci sia” nella prossima Legge di stabilità, ma “è un problema di scelte politiche: se uno fa una cosa poi non fa altro”.

Capitolo a parte è stato riservato alla vicenda Alitalia:

“Il problema è avere un piano industriale serio. Può essere anche corretto che lo stato metta dei fondi per sostenere una società nuova. Il punto è avere una nuova società che non vada in perdita. E non solo perché sono soldi pubblici e non vanno buttati. Ma anche perché non serve mettere soldi in un’impresa che va in perdita e che tra un anno fallisce”, ha commentato il ministro.

Aggiungendo che “Lo Stato quindi può entrare a condizione che sia un progetto che non va in perdita. Secondo le regole europee deve essere una società che opera nelle regole di mercato. Anche una società al cento per cento dello stato deve operare sul mercato”, ha concluso.