Dazi e Protezionismo pagina 90
Chief Investment Officer – Fixed Income: “Non permettete ai rumori della guerra commerciale di distogliere la vostra attenzione dai segnali inviati dai tassi e dall’inflazione”
Logica del cane al guinzaglio: si sa che i mercati saliranno ma non come. “Investitori non allocati dove dovrebbero”, si rischiano “movimenti di risk-off molto repentini”.
Lo ha detto oggi il ministro del commercio cinese, in riferimento alle dichiarazioni del presidente che, due giorni fa, ha annunciato possibili tagli dazi all’import.
Vale la pena, si chiede l’Investment Director, “investire in credito e in mercati azionari o forse è meglio parcheggiare gli investimenti in titoli di Stato?”
Aspettando che la stagione delle trimestrali entri nel vivo, le Borse in Europa e in Asia sono nervose, con gli investitori che non hanno apprezzato le minute della Fed relative all’ultima riunione di marzo, per via delle prospettive di una strategia di politica monetaria più aggressiva del previsto, e che temono l’intensificarsi del conflitto in
Lo si legge nei verbali dell’ultima riunione della banca centrale americana. Confermata politica restrittiva.
Doppio richiamo dal numero uno del Fondo Monetario Internazionale: “Debiti mai così alti dalla Seconda Guerra Mondiale”
Nuovi passi avanti nell’apertura dei mercati da parte della Cina. Oggi la Banca centrale cinese ha annunciato oggi che consentirà agli investitori stranieri di entrare nei trust, nei settori del leasing finanziario, del credito al consumo e dell finanza legata alle auto entro la fine di quest’anno. La Cina aumenterà  anche i limiti di proprietà  straniera al 51% nelle società  di
La promessa del presidente cinese di aprire il mercato alle aziende straniere e l’impegno a ridurre i dazi su alcuni prodotti importati, tra cui le auto, ha alleviato le tensioni commerciali tra Cina e Usa, spingendo in rialzo Wall Street in apertura. Uno strategist fa notare che l’intervento di Xi Jinping è stato “conciliatorio” nei
Secondo Barnabas Gan, economista della Banca OCBC, proprio le materie prime sono le vittime designate del protezionismo made in Usa e rischiano una disfatta fino al 30%.